Alice Sassu

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Che cos'è per te la fotografia?
È un mezzo per sfuggire dalla frenesia della contemporaneità: è un mezzo per “rallentare”, per riflettere e sintetizzare. Le immagini sono colte, tagliate, prelevate dalla realtà. La fotografia per me è sì specchio del reale, ma della sua complessità. La fotografia è il mio sguardo sul reale.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
È frutto del mio mondo interiore, di quello che mi circonda, del mio vissuto e del bagaglio visivo e percettivo che mi appartiene anche in maniera inconscia. Mi alimento di storie: storie umane, storie narrate, storie fotografiche, storie visive/cinematografiche.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Scelgo le tematiche in base a ciò che vorrei conoscere. In generale sono particolarmente interessata a esplorare e raccontare le contraddizioni di questo sistema economico e sociale. In questo senso, spero presto di poter collaborare con ricercatori di diversi ambiti da quello antropologico, sociale o di genere, sono convinta che queste collaborazioni migliorino la produzione fotografica.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Volevo raccontare l'aspetto dell'Italia più trascurato dai media, quello delle famiglie vessate dal caro vita, dalla disoccupazione, dal lavoro precario, dalla “crisi” e ho pensato di partire dalla perdita di uno dei diritti e bisogni primari, ovvero la casa. Tecnicamente si chiama “morosità incolpevole”: ovvero sfratti determinati da reddito insufficiente. Durante il progetto ho instaurato un rapporto intimo e confidenziale con diverse famiglie e ho cercato di seguire le loro storie dalla notifica di sfratto all'esecuzione effettiva. Quando le forze dell'ordine e l'ufficiale giudiziario mi hanno impedito di fotografare l'esecuzione dello sfratto, ho deciso di focalizzare l'attenzione sul rapporto personale e sofferto tra le persone e la propria casa. L’aspetto più complicato del progetto è stato rendermi conto di quanto fosse difficile per le famiglie “italiane” accettare di essere raccontate fotograficamente, la maggior parte di loro aveva vergogna della loro mutata condizione sociale.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Sono convinta che la nostra società abbia paura di raccontarsi, di mettere in risalto le proprie contraddizioni e credo che sia più propensa a mostrare o denunciare le contraddizioni dell’“altro”, piuttosto che le proprie. Nonostante questo penso che a spingerci a sperare siano proprio le persone che ho conosciuto durante questo progetto. Per loro accettare la macchina fotografica ha significato denudare se stessi. Si sono denudati per far sì che non accada più.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
In questo caso è stato il progetto a condizionare la mia vita. Vivevo uno dei periodi più difficili della mia vita e queste persone non soltanto mi hanno aiutato, ma mi hanno soprattutto insegnato.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
Domanda troppo difficile. Tendo a non pensare a confini soprattutto quando penso alla fotografia contemporanea. Ultimamente mi concentro sulla produzione fotogiornalistica e documentaria e penso che quella italiana sia una delle produzioni migliori, ma sono gli autori ad essere “italiani”, non i temi narrati. Tuttavia, oramai i confini non ci sono più e speriamo ce ne siano sempre meno.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Aspiro a raccontare storie.
Galleria "Italy under eviction"
Biografia
Alice Sassu si laurea in Filosofia nella sua terra d’origine, la Sardegna. Grazie ad un progetto europeo si trasferisce nei territori occupati palestinesi e, collaborando con diverse Ong, scopre la passione per il racconto fotografico. A Milano, frequenta la scuola di fotografia Cfp Bauer e conclude il suo percorso di formazione con uno stage alla Luz Photo Agency. Ha esperienza come videomaker: ha collaborato, come editor ad un documentario incentrato sulle problematiche dell’autismo “Un passo dietro l’altro”, finanziato dall’Istituto etnografico sardo e come videomaker ha realizzato un documentario ambientato nei territori palestinesi: “This is apartheid. Welcome”. Con il progetto fotografico “Italy under eviction” si è occupata dell’emergenza abitativa nella città finanziaria italiana, Milano. Il progetto è stato pubblicato sul “Foto8” e richiesto come materiale di supporto per progetti internazionali di ricerca sulle problematiche contemporanee dell’abitare.