Anna Faragona

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Anna Faragona
Che cos'è per te la fotografia?
Penso che la fotografia vera e propria sia quella degli album di famiglia e quindi vita e memoria. Li trovo molto più emozionanti di tanti lavori fotografici, il mio incluso, e il motivo è semplice: dietro di essi c’è un desiderio reale e intimo, un amore che ti porta a decidere di fermare un attimo di vita, che dietro ai lavori per forza di cose spesso non può esserci. Per questo, ho deciso di dedicare alla fotografia uno spazio intimo per cercare di preservare il più possibile questo suo aspetto.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Spesso mi chiedo dov’è che guardo, nel senso: sto guardando la realtà o il viaggio che mi sto facendo su di essa? Non trovo molta corrispondenza con il reale e quindi penso che le mie foto siano altrove. Mi è capitato di riconoscere nei soggetti fotografati personaggi di sogni passati a volte incubi, di cui mi ero dimenticata. Il mio sguardo lo alimento fagocitando lavori di altri fotografi, ma anche le foto dei non fotografi, guardando film, leggendo libri e parlando.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Per quanto riguarda le tematiche, seguo differenti tipi di lavori. Quello in mostra in questo sito è un lavoro sull’intimità ed ha una forma, se vogliamo chiamarla così, più di reportage. E’ un lavoro che per me significa prima di tutto smettere di pensare e lavorare più sulla pancia e l’emozione. Oltre a questo, però faccio anche altri lavori che richiedono più pensiero, di stampo pubblicitario, dove cerco di lavorare molto sul grottesco, per arrivare a pensieri più alti (come una critica alla chiesa, vista come un estremismo).
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Bluebird è un lavoro che porto avanti ormai da diversi anni. E’ iniziato molto incoscientemente: all’improvviso ho sentito il bisogno di avere una macchina fotografica che non mi facesse pensare. Comprata una compatta per questo scopo, ho iniziato a lavorare sull’istinto rispetto alla mia vita privata. Andando avanti mi sono accorta che laddove l’istinto comanda riesco a beccare meglio il bersaglio, mentre quando cerco di manipolare lo scatto, non ottengo nulla. Un esempio di ciò è la foto dei miei genitori: ho scattato un più di un rullino, ma la foto vincente, a mio parere, è stata la prima.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Amando molto la musica, in futuro, quando Bluebird sarà finito, mi piacerebbe vedere e fare uno slideshow, ma ovviamente anche un libro non sarebbe male. Gli slideshow, per me riescono a trasmettere qualcosa in più, permettono allo spettatore di immergersi completamente nelle foto e di essere partecipi. Il libro invece è una sfida personale, io non ho per niente un tipo d’intelligenza grafica e geometrica, e vorrei stupirmi e imparare a vedere come anche le mie foto riescono a convivere dentro questo spazio.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
Io sono una persona estremamente ansiosa e ansiogena. Per questo, quando la vita quotidiana mi pone degli ostacoli, soprattutto dal punto di vista lavorativo, raramente riesco a scattare perché mi partono una serie di ansie e finisco in un tunnel dove non mi accorgo più di quello che mi sta intorno. Per me, questo tipo di scatti, è una pausa da me stessa, sono piccole libertà che mi concedo. E il risultato è il piacere. Così ristabilisco un livello di ansia 0 e posso ricominciare. Comunque sto lavorando anche sulla gestione dell’ansia in generale.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
In generale penso che ci siano ragazzi giovani molto bravi che, crescendo, faranno vedere lavori sempre più belli. Al contempo ci sono fotografi più grandi che stanno facendo dei lavori molto importanti. Personalmente, però, raramente vedo dei lavori che hanno un senso e una coerenza totale, dove tutto è legato: l’idea, l’esecuzione e la fruibilità. Soprattutto nella post produzione o nella stampa, vedo molto appiattimento. Penso invece che sia fondamentale trovare una forma propria. Come hanno fatto Ghirri e Giacomelli.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Per il futuro mi auguro di trovare più concentrazione e meno scuse, e, magari di riuscire a portare a termine almeno una delle idee che ho. Già questo mi riempirebbe di grande soddisfazione.
Galleria "Bluebird"
Biografia
Anna Faragona nasce a Chiaravalle (An) nel 1986. Nel 2008 si laurea in Filosofia Estetica a Bologna. Frequenta l'Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata a Roma. Partecipa a diversi workshop fotografici, tra cui quelli di 3/3, Lina Pallotta, Lorenzo Castore, Morten Andersen, Nino Migliori e Piergiorgio Branzi. Dall'ottobre del 2010 entra a far parte dell'associazione CameraOscura. Ha collaborato con l’associazione Obiettivo Granieri nell’ambito del progetto “Granieri: un paese che fotografa sé stesso”. Nel 2012/2013 ha lavorato come assistente di Fabio Lovino. Attualmente lavora come freelance ed è impegnata in diversi progetti personali.