Annamaria Belloni

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Annamaria Belloni
Che cos'è per te la fotografia?
La fotografia non è solo quello che mi dà da vivere, ma influenza la mia vita e le mie scelte.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Mi interessano prevalentemente le storie legate alla vita di tutti i giorni, quindi il mio sguardo si alimenta quotidianamente; negli ultimi anni, da quando insegno fotografia nella mia città, dove abbiamo avviato una piccola scuola (Fotosintesi), lo sguardo si è ulteriormente allargato approfondendo lo studio dei grandi autori (amo molto la fotografia americana degli anni '70 e '80) e soprattutto dei teorici della fotografia.
Vado sempre in giro con una piccola macchina fotografica nella borsa, anche per andare a fare la spesa, prendo appunti.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Come diceva qualcuno, non sono io che scelgo i miei temi, sono loro che scelgono me!
Parlo di quello che mi colpisce, di situazioni che mi stanno a cuore (dal tema della gravidanza, al ricordo della tragedia del Vajont, all'elaborazione di un lutto attraverso la costruzione di un lavoro fotografico sulla memoria...)
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Il progetto è nato all'interno del collettivo “Thema”del quale faccio parte assieme ai fotografi Daniele Cinciripini e Marco Rigamonti: all'inizio del 2013 abbiamo pensato di lavorare sul Vajont, visto che proprio quell'anno ricorreva il cinquantesimo di quella tragedia che causò quasi 2000 morti.
L'interesse per questo tema è andato molto oltre il semplice recupero di una memoria, perchè ci siamo resi conto che è stata una vicenda che ancora oggi non è chiusa, non solo per lo strascico dei lutti, ma anche per una serie di diritti violati...E' una storia ancora molto attuale ed è per questo che il lavoro non si chiama semplicemente “Vajont”, bensì anche “Una storia che ritorna”.
Negli anni scorsi sono andata varie volte in quelle zone, sono rimasta molto colpita non solo dai luoghi, ma anche e soprattutto dalle persone, ho parlato con chi la tragedia l'aveva vissuta e questo ha allargato di molto, credo, il mio sguardo su tutta la vicenda. Quindi ho deciso di lavorare per dittici, affiancando immagini dell'epoca a fotografie che ho scattato ora.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
La destinazione ottimale di questo lavoro oltre alle mostre (una parte è stata presentata nel 2014 a Venezia all'Officina delle Zattere) sarebbe quella del libro: abbiamo avviato da tempo un progetto con la Fondazione Vajont a Longarone, spero si possa concretizzare a breve.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
Direi che si fondono.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
Penso che stiamo attraversando un momento di confusione... Si sta diffondendo una tendenza generale all'omologazione, a seguire un filone (dall'importanza esagerata al progetto o al concetto a discapito di forma e contenuto, alla presentazione di lavori estremamente post-prodotti e desaturati che li rendono tutti simili...). Credo invece che esista una fotografia italiana attuale molto viva, con tanti ottimi autori, che andrebbero valorizzati.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Continuare a fare quello che sto facendo, trovando il tempo per fotografare tutto quello che ho in testa; portare avanti una pubblicazione e un collettivo; creare punti di riferimento per la fotografia e il suo insegnamento anche in provincia. Allargare sempre più lo sguardo.
Galleria "Vajont"
Vajont

Nell'ottobre 2013 si è celebrato il cinquantesimo anniversario della catastrofe del Vajont, un evento emblematico e di forte impatto per la situazione in cui si trovava l’Italia del dopoguerra.
Il 9 ottobre del 1963 una parte del monte Toc sul quale poggia la diga del Vajont è franata provocando un'esondazione che ha coinvolto tutti i paesi circostanti e sommerso completamente la cittadina di Longarone più a valle, provocando quasi 2000 morti. Sullo sfondo di un intreccio di potere, gerarchie, irresponsabilità e fede acritica nel progresso si è consumato un dramma che a posteriori appare quasi incredibile, tanto era prevedibile e sotto gli occhi di tutti. Il dolore da esso provocato è tutt'ora vivo.
L'intenzione è stata quella di realizzare un progetto che getti uno sguardo nuovo e contemporaneo su questo avvenimento che, pur essendo accaduto 50 anni fa, rimane per il suo significato e la sua portata di grande attualità.
Biografia
Annamaria Belloni è nata a Genova e vive e lavora a Piacenza, dove gestisce uno studio fotografico. Dopo essersi laureata in Lingue e Letterature Straniere trascorre alcuni anni in Germania. Si occupa prevalentemente di ritratto e paesaggio urbano, indagando sulla figura e sulla condizione dell'uomo contemporaneo e fotografando prevalentemente in pellicola medio formato.
Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali sia in Italia che all'estero e a diversi festival internazionali (Boutographies, Photoirland, finalista a Emergentes, Braga ecc.). L'ultimo lavoro sul tema della memoria ha vinto il premio “Open your books” come miglior progetto per libro fotografico al Si Fest di Savignano. Si occupa inoltre della promozione di mostre e di autori che lavorano nell'ambito della ricerca fotografica.
E' stata direttore artistico di "Fotosintesi", festival internazionale di fotografia (www.fotosintesipiacenza.it). Tiene corsi e workshop sul linguaggio fotografico.

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