Antonella Monzoni

Antonella Monzoni_Vodka e sogni_02_COPERTINA
Antonella Monzoni
Che cos'è per te la fotografia?
La fotografia mi è apparsa tardi, verso “i miei primi 40 anni”, nella forma di fotografia di reportage. L’ho amata da subito e mai avrei pensato che poi mi coinvolgesse tanto. Quando una donna ha 40 anni cambia, potrei definirla “una questione ormonale”, un passaggio obbligato in cui si soppesano tutte le cose: il lavoro, lo stile di vita, la coppia, i figli non avuti. Si tirano le somme e la voglia di cambiare ti balza addosso. E la fotografia mi ha aiutata. Ho iniziato come tutti, con un corso base al quale poi sono seguiti, negli anni, workshop con autori importanti. Mi considero un’autodidatta.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Amo sempre più le “storie”, i piccoli grandi racconti di vita che le persone sanno rivelarti e che a mia volta vorrei raccontare con la fotografia. Questo è il mio principale alimento, che tengo vivo con una continua curiosità a 360 gradi. Cerco di non perdermi le mostre importanti, i festival, anche all’estero. Seguo le novità editoriali.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Le tematiche sono appunto le “storie”. E sono sempre più legate all’universo femminile. Probabilmente questo universo mi si è rivelato quando andai proprio in Ucraina, dove frequentavo quasi esclusivamente le donne, conoscevo le loro vite, le difficoltà del loro vissuto. Le vedevo mandare avanti la famiglia dall’Italia, piangere per nostalgia, proteggere i figli e fingere di non vedere i mariti perennemente ubriachi.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Sono diventata amica di una donna russa, con famiglia in Ucraina, che faceva la badante a Modena. Mi parlava della sua famiglia, della sua città, delle loro usanze ed un giorno le ho chiesto di poterla raggiungere durante il suo mese di vacanze in Ucraina. In quel periodo ho realizzato due lavori: “Vodka e sogni” che avete selezionato, e “Il matrimonio di Luba” (interamente realizzato in bianco e nero), perché ho avuto l’opportunità di partecipare al matrimonio di una parente, un’esperienza travolgente e cinematografica, una due-giorni-non-stop di feste, danze e tavole apparecchiate. Senza mai dimenticare la vodka, onnipresente al minimo tentativo di festeggiamento…
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Da sempre ho desiderato per questo lavoro la pubblicazione su un periodico femminile
ma dopo qualche tentativo ho stoppato, perché il mondo editoriale dei settimanali e
mensili è quanto mai complesso e difficoltoso.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
La mia vita quotidiana è arricchita dalla fotografia, non potrei più vivere senza, ma è
sempre più complicata perché per vivere faccio un altro lavoro, con la mia fotografia
non riesco a sostenermi. Quindi – come tanti – “arranco e fatico”, ma insisto, tengo
duro e cerco di realizzare e proporre i miei lavori nella maniera più professionale.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
Recentemente ho visitato il Paris Photo e le fiere collaterali in contemporanea a Parigi e ho potuto constatare quanto alto è l’interesse in quella città nei confronti della
fotografia. Le immagini di reportage – per fare un esempio – bandite dalle nostre
gallerie nazionali, sono tranquillamente appese e proposte nella gallerie francesi. E
riscuotono molto successo. Sento - come non mai – che la fotografia italiana
contemporanea è un settore ingessato, fermo. Ed è un vero peccato perché tantissimi
fotografi italiani sono molto apprezzati all’estero, sono riconosciuti come pieni di talento e meritevoli di premi di alto livello.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Mi auguro semplicemente di avere sempre accanto la fotografia, mi fa vivere meglio
con gli altri e con me stessa.
Galleria "Wodka e sogni "
Biografia
Antonella Monzoni vive a Modena. Pratica una fotografia di reportage umanista con una spiccata cifra intimista tesa all’assimilazione culturale del ricordo. Nei suoi lavori, i simboli e i luoghi della memoria diventano tracce di appartenenza. Nel 2009 riceve la Menzione Speciale Amnesty International Festival dei Diritti ed è finalista al Premio Amilcare Ponchielli e selezionata al Visa pour l’Image di Perpignan. Sempre nel 2009 vince il Best Photographer Award al Photovernissage di San Pietroburgo e nel 2010 viene proclamata Autore dell’Anno FIAF. Nel 2012 riceve il primo premio VIPA, Vienna International Photo Award. Dal 2011 fa parte del Collettivo Synap(see).