Arianna Pagani

Che cos'è per te la fotografia?
La fotografia è il mezzo con il quale mi son trovata meglio a raccontare storie. E' un filtro e un nascondiglio.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Quando posso, tra lavoro e vita quotidiana, studio. Leggo molti articoli, molte analisi. In questi ultimi due anni hanno riguardato soprattutto il medio oriente, luogo in cui sto lavorando. Lo sguardo si alimenta leggendo poi il resto avviene sul campo.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Come ogni cosa, le tematiche che preferisco, sono le stesse che mi appassionano. Quasi sempre vanno di pari passo con la politica e per motivi personali sono sempre proiettate verso quelle internazionali e non nazionali. Lo studio della storia del medio oriente mi ha sempre richiamata e la conoscenza delle persone durante i diversi viaggi mi ha aiutata a dare forma ai miei lavori. Mi lega il contesto sociale e politico che in quasi tutti i reportage trattati é repressivo e autoritario.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Sono dell'anno 88. Non ho quindi vissuto la guerra dei Balcani se non tramite qualche rimando. Per questo, appena ho potuto, ho iniziato a viaggiare in questi luoghi cercando di costruirmi da sola ( e con i miei colleghi ) la verità dei fatti passati. Dopo diversi viaggi in Bosnia e dopo aver conosciuto la giornalista con cui di solito viaggio, abbiamo deciso insieme di iniziare un lavoro sulle donne vittime di conflitto senza parlare delle violenze ma focalizzandoci solo ed esclusivamente sulla via di uscita che loro stesse nel maggiore dei casi si sono create.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Rispetto a tanti lavori giornalistici di spessore che grazie alle pubblicazioni portano fuori verità e/o aiutano a smuovere coscienze, questo lavoro, non ha questa necessità. Non è un reportage che mira a cambiare le vite di queste donne ma che ne riporta solo le testimonianze. Per questo forse un'esposizione fotografica, presentata in modo ottimale, potrebbe essere la miglior destinazione.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
La mia vita quotidiana è costantemente influenzata dal mio lavoro. Ogni giorno ho contatti con i miei più cari colleghi che spesso sono in viaggio e questo mi aiuta a rimanere il più possibile aggiornata su diverse storie contemporaneamente. Lavoro in un Negozio/Laboratorio di fotografia in cui trattiamo soprattutto materiale analogico, utilizziamo la camera oscura, creiamo eventi e workshop tramite le conoscenze di altri fotografi professionisti. Credo sia più il mio lavoro influenzato dalla mia vita quotidiana.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
In Italia, ci sono diverse realtà che ammiro. I fotografi che seguo di più e a cui sono maggiormente legata sono sicuramente quelli che ho avuto modo di conoscere e con cui sono riuscita ad avere un confronto personale. Trovo molto interessante andare ai festival di fotografia, presenti sul nostro territorio, e meno partecipare ai concorsi fotografici.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Continuare come sto facendo. Il lavoro sulle donne sarà un progetto a lungo termine. Dovrà coprire molti stati e richiederà molto impegno.
Galleria "Fuori dal buio: donne oggi in Bosnia Erzegovina"
Fuori dal buio: donne oggi in Bosnia Erzegovina
Cinque voci che raccontano la vita delle donne, a ventun anni dalla fine della guerra del 1992¬1995, nell'odierna Bosnia Erzegovina, divisa in due entità: la Federazione, in cui bosgnacchi e croati sono maggioranza e la repubblica Serbska con i serbi in posizione egemone. E’ innegabile che il conflitto sia stato caratterizzato da una politica di sterminio nei confronti dei Musulmani di Bosnia Erzegovina ma le storie di queste donne narrano il conflitto ¬ e gli anni seguenti ¬ privandolo di ogni gerarchia del dolore e categoria etnica di appartenenza. Tutte ne hanno sofferto – siano serbe, musulmane o croate ¬ e tutte, oggi, resistono in silenzio, in una società patriarcale, intrisa di retoriche nazionaliste, eredità delle divisioni sancite dagli accordi internazionali. Testo di Sara Manisera
Biografia
Arianna Pagani, 1988. Fotografa freelance. Ha realizzato reportage di approfondimento in Bosnia, Turchia, Kurdistan e Iraq. Con una attenzione particolare verso le storie al femminile, attualmente, sta lavorando ad un progetto a lungo termine sulla condizione sociale delle donne vittime di conflitto.

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