Chiara Ferronato

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Chiara Ferronato
Che cos'è per te la fotografia?
E’ prima di tutto un gioco, perché così è cominciata quando ero bambina e in parte continua a esserlo. E' anche un rifugio, uno spazio personale, un mezzo per trasferire all’esterno sogni, visioni, sensazioni. E poi è senza dubbio uno strumento per avvicinarmi a me stessa e agli altri.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Credo che il mio sguardo sia ancora immaturo e ingenuo o meglio, in una costante fase di sviluppo. In generale, si lascia stupire con relativa semplicità da giochi di luce, minimi dettagli, corrispondenze geometriche. Lo alimento con passeggiate in mezzo alla natura e stando a contatto con le persone, osservandole, parlandoci. Sicuramente anche viaggiando, sognando, meditando, danzando, cucinando. Creando spazi da riempire e da vivere, da sola o accompagnata. Chiedendo critiche costruttive ogni volta che ne ho l'occasione. E poi cinema, cinema, cinema.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Sono attratta dall'universo femminile e qui il legame è dato soprattutto dalla condivisione dell'essere donna. Mi interessano le tematiche di genere, mi piace indagare sulle identità culturali e trovare punti di contatto e di confronto tra soggetti apparentemente lontani e diversi. Questo probabilmente deriva dai miei studi di antropologia e di lingue straniere e dall'essere spesso io stessa straniera, senza sentirmi tale. Il più delle volte la scelta del tema non è troppo premeditata, piuttosto è dettata da incontri che mi emozionano e mi fanno aprire gli occhi su argomenti che fino a poco tempo prima ignoravo o conoscevo superficialmente. A quel punto ho voglia di condividere la conoscenza con più persone e allora inizio a scattare.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Da diversi anni ho un rapporto speciale con la città di Granada, nella quale ho vissuto in passato. Nel 2015 avevo deciso di tornarci per sviluppare un progetto fotografico molto personale. Una volta lì, mi resi conto che probabilmente non ero pronta per un lavoro del genere e sentii l'urgenza di raccontare altre storie. Vidi - restandone piacevolmente sorpresa -giovani donne musulmane nate da genitori convertiti o convertitesi autonomamente in seguito e decisi di avvicinarmi a esse. Volevo offrire una visione più ampia sull'estetica di donne che incarnano una possibile coesistenza di cultura musulmana ed europea. Iniziai a trascorrere molto tempo con loro, all'aperto, a casa, in moschea. Ascoltai le loro storie sull'amore, la vita di coppia, la famiglia, la spiritualità e poco a poco catturai questi momenti con la macchina fotografica. Tutto fu molto naturale e spontaneo, non chiesi mai alle ragazze di mettersi in posa.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Inizialmente pensavo che questo lavoro sarebbe stato destinato a qualche rivista femminile. Poi, mostrandolo ad amici e colleghi fotografi e non, ho iniziato a credere che potrebbe apparire su qualsiasi rivista, online o cartacea, purché serva a far conoscere una realtà che dissolve e mette in discussione presunti confini culturali e ruoli di genere, a favore di una convivenza pacifica tra valori differenti e identità complesse. Al di là di rappresentazioni a volte umilianti o esotiche di donne che non possono sempre esprimere se stesse e la propria femminilità. Anche un'esposizione in qualche stazione potrebbe essere l'occasione per una conoscenza dell'altro, una sorta di antidoto alla paura generalizzata di ciò che si presume sia diverso da noi e invece ci è estremamente vicino, in tutti i sensi.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
Non so se si possa parlare di influenze, visto che la mia vita quotidiana è il mio lavoro e viceversa, e ne sono felice. Il modo in cui vivo è anche il modo in cui fotografo. In principio non escludo nulla, ma mi piace mantenere una certa ecologia nelle scelte di vita e fotografiche.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
Penso che abbia potenziale, ma che spesso manchino confronto sano, condivisione e sostegno tra i fotografi. C'è una tendenza a seguire ciò che è di moda e che io fatico a comprendere del tutto. Sulla fotografia contemporanea internazionale invece ho una visione più positiva, noto più varietà, apertura e complicità tra gli autori.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Continuare a vedere e a emozionarmi!
Galleria "Daughters of Al-Andalus"
Il 2 gennaio 1492 il sultanato di Granada, in Spagna, cadde nelle mani dei monarchi cattolici dopo quasi 800 anni di governo arabo-musulmano. Questa data segnò anche la fine di Al-Andalus, o Iberia islamica. Oggi, echi di un’antica presenza musulmana si possono rintracciare all'interno di una comunità di persone che hanno spontaneamente scelto l’islam come propria religione in alternativa al cristianesimo e Granada come la propria casa. In un momento nel quale i termini “Europa” e “Islam” sono spesso percepiti come conflittuali, questa serie si concentra sulla quotidianità di alcune donne nate da genitori convertiti. L’obiettivo è offrire una visione più ampia sull'estetica di figure femminili che incarnano una possibile coesistenza di cultura musulmana ed europea, di aggiungere una minuscola tessera al mutevole mosaico della geografia umana.
Biografia
Chiara è nata e cresciuta in Italia e a partire dai 19 anni ha vissuto per lunghi periodi tra Spagna, Siria, Egitto, India, Regno Unito. Ha una laurea specialistica in arabo e studi sul Medio Oriente. Parla correntemente arabo, francese, inglese, spagnolo. Scopre la fotografia in giovanissima età e la sua formazione è per lo più autodidatta. Nel 2014 partecipa a una masterclass con il fotografo dell'agenzia Magnum Photos Patrick Zachmann e dal 2015 lo assiste durante alcuni workshop e trasferte internazionali. Fotografa indipendente, il suo lavoro coinvolge una ricerca sull'identità culturale in diversi ambienti sociali e si concentra in particolare sull'universo femminile. Dal 2015 è componente attiva di ISOLAB, centro di ricerca fotografica basato a Venezia.

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