Cinzia D’Ambrosi

China Coal Miners
Cinzia D’Ambrosi
Che cos'è per te la fotografia?
La fotografia è uno strumento che mi permette di entrare nelle vite degli altri. E' un mezzo molto speciale in quanto connette, rende partecipi e può arricchirci di esperienze inimmaginabili. La fotografia è tutto questo ed anche di più perché può denunciare fatti e situazioni sensibilizzando così gli osservatori e talvolta agevolare i necessari cambiamenti legislativi.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Il mio sguardo parte da un qualcosa che mi ha emozionato, può essere un articolo che ho letto, un libro, un’esperienza, un incontro o una testimonianza. Poi inizio con la ricerca, a connettermi con i soggetti, a raccogliere esperienze vissute. Lascio che la storia si sviluppi.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Scelgo le tematiche in base alle emozioni che provo e che sono in qualche modo legate alle mie esperienze di vita.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Mi tocca molto lo sfruttamento, il maltrattamento, l'oppressione sulle persone a cui si è tolta la voce perché sono povere o per via della loro identità; mi tocca molto sia che siano minatori in Cina o migranti in Europa.
Il progetto è nato da un articolo che citava una media di 27 morti al giorno nell'industria delle miniere di carbone in Cina. La logistica per questo lavoro è stata fondamentale. La mia base era Hong Kong ed ho usufruito della conoscenza dell'organizzazione sindacale e caritatevole China Labour Bulletin. Insieme a loro ho pianificato il progetto e i luoghi dove avrei potuto trovare alcune miniere illegali. Sono andata a Guyan, nel Sud-Ovest della Cina, dove ho conosciuto, tramite China Labour Bulletin, lo studente cinese che mi ha fatto da guida. E sono stata fortunatissima perché uno dei nostri taxi drivers era stato un minatore e conosceva bene i luoghi dove si svolgevano alcune attività illecite. Durante la fase operativa, ho lavorato con i minuti contati e facendo molta attenzione alle guardie (di solito ex carcerati) che controllano incessantemente. In una delle mie visite, una di queste guardie mi ha scoperta e puntato un fucile.

Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Ho presentato questo lavoro in una mostra personale al Gerduberg Cultural Centre di Reykjavik (Islanda), in vari programmi radio ed in Cina con una campagna portata in varie Università' da Justice and Peace Commission of the Catholic Diocese in Hong Kong.
Mi piacerebbe pubblicare un libro, ma soprattutto presentare questo lavoro in Cina esponendo le immagini in vari centri pubblici accompagnandole con un testo in cinese che spieghi i pericoli nell'accettare un lavoro illecito, per sensibilizzare le persone a chiedere maggiore sicurezza sul lavoro e alle autorità di vigilare con maggiore cura su alcune situazioni.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
Il lavoro mi coinvolge a livello personale. Non saprei come scinderlo da me stessa.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
La fotografia italiana è ispirante e sentita.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Nel mio futuro vedo maggiori collaborazioni editoriali e contatti con associazioni, ONG, giornalisti, ricercatori per un reciproco scambio e per presentare i miei lavori al pubblico.
Galleria "The Dark Truth: the Coal Miners of China"
La povertà ha spinto molti agricoltori ad abbandonare il proprio Paese e a migrare in cerca di un’ occupazione. Vulnerabili e disperati, accettano di lavorare in miniere di carbone illegali gestite da speculatori irresponsabili che non garantiscono nessuna protezione. Il progetto racconta le condizioni lavorative dei lavoratori nella regione del Guizho, nel Sud Ovest della Cina. Una regione montagnosa che si presta molto bene alla creazione di piccole miniere illegali, solitamente gestite da imprenditori locali e funzionari corrotti. Lì i cittadini hanno paura di parlare. Quando accadono incidenti, le miniere vengono sepolte ed abbandonate, così come le persone ferite o decedute nell’evento. La loro morte rimane nel silenzio e i familiari non avranno alcun modo di chiedere un risarcimento.
Biografia
Cinzia D'Ambrosi è una fotogiornalista italiana che vive e lavora a Londra. Ha un Master in Fotogiornalismo conseguito al London College of Communication. Le sue storie parlano di violazioni ai diritti umani, discriminazione etnica e sociale.
Si è occupata dell’estrazione illegale del carbone in Cina, della situazione critica delle vedove di guerra in Kosovo, delle condizioni di miseria delle comunità Rom nei Balcani e più recentemente ha presentato 'Transitional' un lavoro sulla grave situazione dei senzatetto negli ostelli in Gran Bretagna.
'Transitional' è stato nominato dal publisher Dewi Lewis in Source Graduate 2014, presentato all' Atene Photo Festival 2015 ed è nella collezione permanente dell' Hellenic Centre of Photography. Ha ricevuto un premio dall'Arts Council England (2015).
Le sue storie sono state pubblicate su Huffington Post, Vice, Big Issue, New Internationalist, Londonist, BBC, Save the Children, Shelter. Il suo lavoro 'Hate Hurts' è stato promosso da Amnesty International Grecia (2016).

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