Claudia Mariani

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Claudia Mariani
Che cos'è per te la fotografia?
Nonostante l'atto "meccanico" di catturare la realtà che si ha davanti attraverso una macchina, la fotografia non è mai obiettiva. Vedere una cosa in un modo, piuttosto che in un altro è il risultato di stratificazioni personali del proprio sentire e del proprio vissuto che si compenetrano con lo sguardo. Per me la fotografia è una, tra le tante possibili, interpretazione della realtà.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Credo che lo sguardo sia come un muscolo, può crescere, fortificarsi e definirsi, se adeguatamente allenato, sia a livello emotivo che visivo. Io mi nutro di immagini. Riesco a passare ore intere sul web a cercare e guardare un'infinità di immagini di autori noti e meno noti, anche se ho una predilezione per le foto di autori "unknowns".
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Non ho un vero e proprio criterio di scelta. L'unica domanda che mi pongo prima di iniziare un progetto è "questa è UNA storia o LA storia?". Credo che una storia a differenza de la storia, possa essere condivisa, capita e interpreta pur non avendola vissuta in prima persona.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Affetti cari intorno a me hanno sofferto di anoressia e osservandoli ciò che più mi ha colpito è la ritualità e la metodicità che hanno nel gestire la vita quotidiana. Tutto fuori di loro è organizzato, ordinato e ossessivamente gestito. In Disorder ho cercato di rappresentare questo. Perché la magrezza scheletrica è solo il risultato finale di un processo che inizia molto prima.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Sicuramente il web. Disorder non è un progetto "bello", non è pensato per essere esposto in una galleria o farne una pubblicazione. E' pensato per "sensibilizzare" le persone al tema. Per far capire che l'anoressia non è solo un disturbo legato al corpo, il corpo è lo strumento non la causa.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
E' il mondo intorno a me e le presenze che lo popolano a generare storie, mai uguali a se stesse, che si lasciano raccontare.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
Ci sono giovani fotografi molto talentuosi. Solo perché il loro lavoro non compare nella cultura "ufficiale", nelle gallerie o nelle riviste non significa non esiste. Dovremmo smetterla con l'autocommiserazione ed iniziare a creare nuovi mezzi e nuovi canali di diffusione. C'è già chi lo fa e con ottimi risultati, bisogna solo saper cercare. Del resto...i tesori sono sempre nascosti, no?
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Di far iniziare il futuro meno lentamente.
Galleria "Disorder "
Dis.order è un racconto di un “disordine alimentare organizzato”, fatto di abitudini, ripetizioni, ciclicità, meccanismi che ogni giorno si ripetono come un rituale. Controllare il proprio peso, fare attività fisica, pesare il cibo, spezzettarlo in piccoli pezzi, masticarlo, sputarlo e nasconderlo. Ogni giorno uguale all'altro.
Dis.order è un progetto fotografico che non osserva l’anoressia attraverso immagine del corpo, bensì attraverso lo still life degli “oggetti” di uso quotidiano che scandisco il ritmo e la vita delle persone che ne sono colpite e di chi le circonda.
Dis.order è la testimonianza di un calcolo della vita: calcolo del peso, delle calorie da bruciare e da non ingerire, calcolo dei troppi giorni passati dall’ultimo ciclo mestruale, cicli di medicinali, di visite e analisi mediche da fare….. Calcolo di un disordine emotivo che malgrado l’organizzazione ossessiva delle giornate non si riesce a gestire.
Biografia
Nata nel 1985, si appassiona fin da adolescente alle arti figurative. Studia Storia dell’Arte Contemporanea all'Università La Sapienza di Roma, laureandosi con una tesi in storia della fotografia sull'iconografia del dolore nella fotogiornalismo di guerra, in cui analizza la presenza ricorrente di alcuni schemi compositivi “tipici” della pittura classica e non, nel fotogiornalismo contemporaneo. Dopo varie esperienze nell'ambito curatoriale in alcuni musei e gallerie di Roma, decide di approcciare alla fotografia in prima persona, studiandola non solo a livello teorico ma anche pratico, si iscrive alla Scuola Romana di Fotografia.

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