Dana de Luca

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Dana de Luca
Che cos'è per te la fotografia?
Ho una formazione artistica nel teatro di ricerca con cui ho convissuto per molti anni e che spontaneamente ha lasciato il posto alla fotografia. Quindi oggi è diventata il mio strumento di espressione creativa. Per quanto tempo durerà ancora non me lo chiedo.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Il mio sguardo è intriso di influenze visuali che sono parte del mio patrimonio iconografico, di teatro, di poesia e di vissuto.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Mi piace pensarmi come una fotografa rapsodica, nel senso che non mi sento legata ad un particolare genere di linguaggio visuale. Le mie foto nascono dalla realtà, ma non è mio interesse documentare il fenomenico, quanto piuttosto (cercare di) attraversare quell’accadimento. Formalmente prediligo lavorare in “serie”, lasciando che ciascuna trovi il proprio canone estetico. La mia scelta tematica, quasi mai è guidata da un’idea/concetto a priori, è piuttosto una ricerca che si muove dal Wunsch, quel desiderio soggettivo, quell’interiorità spontanea, istintiva ed intuitiva, verso il mondo là fuori. Da questo incontro, talvolta scontro, nasce la mia fotografia. Cerco l’amalgama di astrazione e realtà, dello specifico e dell’ineffabile che trasmettano risonanza intellettuale, emotiva e fisica.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Nel 2007, cercando spunti in rete per un nuovo lavoro, scopro Youporn e la nuova pornografia amatoriale. Clicco ed inizio a guardare; lo streaming si interrompeva di continuo, lasciando emergere espressioni interessanti, intense anche drammatiche. Iniziai a fotografare quei video sul mio monitor, perché era come se questo congelamento di un flusso di immagini mi restituisse un’essenza erotica e anche poetica che il linguaggio pornografico per antonomasia non mira a mostrare. O forse ciò era dovuto al fatto che si trattava di filmati amatoriali, gente comune che provava a farsi il suo filmino porno, in solitario o in coppia, ma senza una professionalità tecnica ed interpretativa, e ciò che mi trasmetteva, al di là del loro piccolo esibizionismo, era una solitudine carnale; corpi nudi sì, ma assenti, smaterializzati.
Nell’appropriarmi di quei frames ho voluto ricreare un contenuto altro in cui erotismo e poesia non venissero sacrificati in nome della vetrinizzazione del sesso.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
L’anno scorso, con una campagna di crowdfunding, ho pubblicato un libro fotografico del progetto, in edizione limitata a 100 copie (attualmente me ne restano 2) che ho presentato a giugno presso la Galleria Nobili di Milano con una piccola serie di stampe fotografiche. Quest’anno lo vorrei mostrare più completo. Devo ancora trovare il luogo o la galleria che lo ospiterà.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
Mi piace ripetermi questa citazione di Richard Avedon : “Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale”.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
Penso che valorizzi poco i suoi autori e pochissimo le sue autrici. Chi osa cerca ospitalità all’estero.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Mantenere sempre un buon livello di serotonina in circolazione.
Galleria "La petit mort"
Biografia
Ho una formazione artistica nel teatro di ricerca. Ho vissuto a Madrid dal 2000 al 2007 lavorando come fotografa indipendente e collaborando con diversi media (Servimedia, Croce Rossa Spagnola, e magazine nazionali) dedicandomi al fotogiornalismo, al reportage e alla ritrattistica. Rientrata in Italia approfondisco la mia ricerca fotografica in una prospettiva più artistica e soggettiva. Pubblico per la rivista Gatopardo (Mexico), Vive mag. (Australia), La Tercera (Cile), Panorama (Italia), Le Journal de la Photographie (Francia), Playboy (Italy). Ad aprile 2013 con il crowdfunding pubblico il libro fotografico “La petite mort”, che verrà esposto al Festival di Fotografia di Arles (Book Award Exhibition), Festival di Fotografia SiFest, Luganophotodays. Il libro è stato presentato ed esposto durante il mese di luglio presso la Galleria Nobili di Milano.