Emanuela D’Ambrosi

D'Ambrosi-InvisibleMonsters (3)
Emanuela D’Ambrosi
Che cos'è per te la fotografia?
Ho incontrato la fotografia quasi per caso, ma fu un evento che mi cambiò la vita. Vivevo un momento particolare della mia vita, e mi sono aggrappata a lei identificandola come la mia salvezza. Ho abbandonato tutto quello che stavo costruendo per me, buttandomi a capofitto in questa passione che non muore mai, e riesce a farmi esprimere quello che spesso non riesco a pronunciare o dimostrare. Ne ho fatto il mio mondo, la mia professione e non smetterò mai di approfondirla in termini sia pratici che teorici. La fotografia fa sì che io mi esprima liberamente, e questo mi basta.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Il mio è uno sguardo che quasi mai smette di vedere dopo aver scattato. Se prima la fotografia non passa attraverso il computer e i programmi di foto-ritocco, allora non la ritengo completata. A volte mi piace rivedere con calma, ripensarle diversamente da come le ho viste, anche semplicemente cambiandogli la luce. Mi sento davvero autrice solo dopo personalizzato la realtà.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Ho studiato psicologia e aver abbandonato gli studi per me è stato difficile. Coltivo questa passione con molto ardore, cercando in ogni libro o in ogni autore un motivo in più per idealizzare fotograficamente un concetto. Sono incuriosita dalle persone, dai loro atteggiamenti e vado alla ricerca di tutto ciò che può essere intrappolato nella mia macchina fotografica.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Il lavoro che ho presentato è parte del mio progetto di tesi iniziato nel ottobre del 2013 e terminato nel luglio 2014.Ho rivolto i miei studi sull'utilizzo del mezzo fotografico come strumento scientifico, così da indagare e studiare il temperamento dell'individuo partendo da un'osservazione oggettiva del corpo e dei tratti estetici di quanti venivano presi in esame. Il volto è sempre stato il simbolo dell'identità delle persone, lo strumento per rendere inequivocabile e unico l'individuo, e contemporaneamente il mezzo per astrarre i tipi generali delle espressioni delle malattie mentali.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Non so bene la destinazione, non riesco mai a visualizzarla. Quello che a me interessa è entrare in un contatto empatico con un pubblico, rendere questo progetto uno spunto , un punto di riferimento per chi ha consapevolezza di sé, del proprio corpo e della propria mente.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
Potrebbe quasi essere definita una patologia, ma continuamente sono alla ricerca dell'insolito e delle realtà che si nascondono. Vorrei prendere in considerazione la storia di chiunque e trasformarla in immagini. Ritraggo ogni persona che conosco , dimostrando il mio interesse e valorizzandola al meglio.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
Molti dei miei docenti mi hanno sempre detto che in fotografia è già stato fatto tutto. E spesso penso che siano ancora tante le storie da raccontare e il modo di interpretarle. La fotografia contemporanea è colma di riferimenti al passato vista con occhi rivolti ad un presente diverso che non smetterà mai di stupirmi.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Ho interesse a far conoscere i miei progetti, qualunque sia il contesto adeguato in cui inserirli. Ho una forte passione anche per la fotografia pubblicitaria e al progettare idee da realizzare. Collaboro già con qualche agenzia e lascio al mio tempo libero la scoperta di nuove idee da realizzare.
Galleria "Invisible monster "
Invisible monster è un progetto che nasce dalla volontà di voler accostare la fotografia alla psicologia e dalla curiosità di indagare sul rapporto che può sussistere tra mente e corpo.
In questa mia visione, gli stati emotivi e le dinamiche interiori, si materializzano sui corpi nudi di alcune donne particolari, particolari perché la vita le ha portate a vivere esperienze emotive davvero profonde e capaci di “segnare”. Queste donne si sono rivolte a me con la necessità di dar voce alla loro storia, evidenziandone i lati oscuri e permettendomi di rappresentarli tramite immagini evocative di quelle emozioni. Ciò che ho voluto osservare è il comportamento del corpo nel momento in cui la mente si volge a rievocare un terribile vissuto, dal momento che il linguaggio del corpo può restituire quanto un racconto cosciente lascerebbe al di fuori della narrazione.
Biografia
Emanuela D'Ambrosi, 25 anni, laureata in fotografia presso l'Istituto Europeo di Design di Roma(IED).
Devo tutto alla fotografia che mi ha consentito di creare una relazione profonda con la realtà e di percepirla a mio piacimento. Ho abbandonato gli studi di Psicologia per seguire la strada che più preferivo, convinta che le due discipline si completassero, ho preferito esprimermi in prima persona continuando a coltivare una grande passione per i meccanismi della mente umana e le intenzioni latenti degli individui. Citando Susan Sontag : “ una fotografia è insieme una pseudo-presenza e l’indicazione di un’assenza”.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>