Federica Mameli

Puerto Escuso_12
Federica Mameli
Che cos'è per te la fotografia?
La macchina fotografica mi aiuta a capire quello che vedo e a raccontarne profondità e contraddizioni.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Faccio fatica a descrivere il mio sguardo, talvolta mi sembra ingenuo, sicuramente in evoluzione.
Lo alimento con la curiosità, sono appassionata di fotogiornalismo.
Leggo quotidianamente reportage e fotoreportage, New York Times in primis.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Tendo sempre, perché è un approccio mio generale, a cercare pezzi di storia non raccontati comunque agganciati a macro-temi attuali.
Poi una volta immersa, sono le persone che mi legano alla storia. Talvolta diventano scambi così profondi da condurti verso altre storie.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Da qualche anno l'ISFCI in collaborazione con l'associazione A Sud racconta fotograficamente, attraverso il progetto collettivo Underground Viaggio nell'Italia avvelenata, la mappa dei luoghi che presentano problemi di conflitto ambientale.
Le mie origini sono in parte sarde, amo molto l'isola e soffro nel vederla in difficoltà.
Ho lavorato al reportage incontrando tante persone, raccogliendo le loro storie e il loro punto di vista. Ho trovato un'accoglienza e un calore rari. Nel corso di quell'estate sono stata praticamente adottata degli ex operai Alcoa che, dallo sospensione delle attività, protestano con un presidio permanente all'ingresso dello stabilimento. Sono perlopiù padri di famiglie mono-reddito in una regione che non ha alternative professionali.
Ad oggi, a distanza di due anni e mezzo, la vertenza Alcoa rimane aperta e loro aspettano ancora una risposta.

Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Il reportage è stato pubblicato da Internazionale e messo in mostra lo scorso anno presso Microprisma, nell'ambito del Festival internazionale della fotografia di Roma.
Mi piacerebbe vederlo pubblicato su una rivista all'estero magari in seguito alla produzione di una seconda parte del lavoro con ultimi aggiornamenti dal Sulcis.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?

Io scatto compulsivamente, anche con l'Iphone.
Il mio quotidiano è costantemente influenzato dal lavoro, soprattutto in coincidenza di reportage articolati come Puerto Escuso o come l'ultimo a bordo di Sea-Watch, ONG tedesca che salva persone in mare al largo della Libia.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
Credo che la fotografia italiana sia ricca di sguardi e talenti.
Credo anche che, a causa del declino profondo dei canali tradizionali che l'hanno da sempre veicolato, oggi tocchi al fotografo lo sforzo e la sfida di trovare nuove strade per dare visibilità ai propri lavori.

Quali aspirazioni hai per il futuro?
Lavorare con la fotografia in equilibrio con la mia vita privata.
Galleria "Portoscuso "
Portoscuso era un piccolo borgo di baracche abitate da tonnarotti durante le stagioni di pesca.
Il polo industriale di Portovesme nasce alla fine degli anni Sessanta, con l’obiettivo di supplire alla crisi delle miniere sarde che avevano dato lavoro alla zona sud-occidentale dell’isola. Così questo angolo di Sulcis - terra di miniere, vigneti, pastori e pescatori - cambia pelle e accoglie otto chilometri quadrati di fabbriche, ciminiere e discariche affacciati sul mare.
Quarant’anni dopo l’arrivo dell’industria pesante - che nell'ultimo decennio ha imboccato la sua fase di graduale abbandono del polo - la catena alimentare dell’area e delle zone limitrofe appare compromessa, con un serio incremento nella popolazione di patologie tumorali e asbesto-correlate.
Questo reportage vuole raccontare il silenzioso conflitto umano e ambientale in atto nel Sulcis e il bisogno disperato di bonifiche e riconversione industriale di quella che viene definita la provincia più povera d'Italia
Biografia
Nata a Milano, vive a Roma.
Ha studiato fotogiornalismo presso l'ISFCI di Roma. Da sempre è appassionata di storie, di persone più di tutto. Nell'ultimo anno e mezzo il suo lavoro si è concentrato sulle migrazioni e in particolare sulla fase di attraversamento del Mediterraneo e dell'Egeo, con diverse trasferte a Lampedusa, a Lesbo e nel Mediterraneo centrale al largo di Tripoli.

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