Francesca Loprieno

Francesca Loprieno_Oltre le cose_04_COPERTINA
Francesca Loprieno
Che cos'è per te la fotografia?
Non so spiegarlo esattamente. Credo sia un mio personale bisogno di esprimere attraverso l’immagine tutto quello che penso sulle cose, su me stessa, sul mondo. È uno stato vitale.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Adoro passeggiare da sola. Mi piace fermarmi e guardare le cose. Molto spesso non scatto quando voglio riempire il mio sguardo, credo sia questo il modo migliore per alimentarsi.
Adoro il cinema, il teatro (grande fonte d’ispirazione per me), la filosofia, le letture di ogni genere. Mi piace farmi coinvolgere da tutto questo e creare poi, degli scenari interiori che molto spesso diventano fotografie. Adoro perdermi in tutto ciò che non conosco. La curiosità e la bellezza delle cose mi hanno sempre spinta ad andare avanti. Mi piace ascoltare.
Ho un maestro di cui non svelo il nome.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Sono estremamente convinta che siano le tematiche a scegliere me. Spesso, molto spesso resto colpita da ciò che mi circonda. Cerco di indagare i territori naturali e di metterli in relazione con la figura umana. Tutto mi sembra un palcoscenico teatrale. Mi piace pensare di poter essere io a manipolare la realtà, a scavarla, a trarne sempre e comunque uno stato di grazia, nonostante tutto… una sorta di mise en scène del reale contemplato. Ed è esattamente così che agisco nella mia vita, per questo non credo ci sia una distinzione tra me e le mie opere. Loro sono la sintesi di ciò che io sento di essere nel mondo.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Il lavoro “oltre le cose” nasce durante un viaggio al margine delle cose.
Credo che il margine rappresenti una linea di confine con l'inizio di un altro margine. Credo che sia il punto d'arrivo di un confine nel momento stesso in cui ne comincia un altro... Credo che sia l'inizio ma anche la fine, credo che indichi il futuro, proprio dove comincia il presente. Credo che chiuda una porta, nel momento stesso in cui essa si apre. Credo che tra il margine d'inizio e tra il margine di fine ci sia una storia, che sempre merita di essere raccontata. Una storia col suo passato, presente, futuro.
Dopo aver tracciato una linea di confine che secondo me segnava l'inizio della storia, ho attraversato il percorso che mi ha accompagnata sino alla fine. Lì dove il cammino di un uomo si allontana diventando quasi macchia oscura, quella macchia oscura della società che indica l'inizio di un altro cammino. Ho visto case, campagne, paesaggi, luoghi dismessi, tutti che segnavano l'inizio di un altro cammino.
Un luogo in abbandono, uno spazio trascurato, fanno pensare che lì pure ci sia stato un passato, (il futuro di ieri), che ci sia un presente (il futuro di oggi), e che si avrà un futuro, (che sarà il futuro di domani). Un futuro che non può essere raccontato ma solo vissuto, che non può essere fermato con lo sguardo ma solo accompagnato, nell'attesa che tutto si trasformi.
Questo il mio percorso nelle zone del sud barese, dove tutto ciò sembra avere un inizio ma anche un esile fine. Il viaggio in questi luoghi non-luoghi mi fa pensare al margine, nelle cose, nella vita, nella storia, e al brivido che l'individuo vive, quando si trova vicino ad esso, ad un passo in direzione dell'incerto: il futuro.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Mi piacerebbe che fosse libero di andare in qualsiasi luogo dedicato all’arte, anche su riviste specializzate.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
Siamo la stessa cosa. Ho una particolare difficoltà a staccarmi dal mio lavoro e credo che lo stesso abbia una particolare difficoltà a staccarsi da me. Tutto ciò che vivo rientra appieno nella mia attività artistica. Se così non fosse a parer mio non avrebbe senso lavorare con l’arte.
Ho deciso di fotografare perché non amo parlare e dovevo necessariamente trovare un modo per esprimere le mie emozioni.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
Credo che il livello sia molto alto. Credo che i giovani fotografi abbiano un grandissimo bisogno di raccontare in maniera molto intima la visione del mondo che attualmente non è delle migliori. Credo che le istituzioni possano fare di più per noi. In altri paesi la fotografia ha una forte valenza culturale, sociale, antropologica ecc… Apprezzo molto il lavoro fatto da associazioni e organizzazioni indipendenti le quali riescono a portare gli italiani anche all’estero. Ad ogni modo il confronto è di alto livello a mio parere.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Viaggiare e innamorarmi di tutto.
Galleria "Oltre le cose"
Biografia
Affianca all'attività artistica di fotografa frequenti collaborazioni sia in ambito teatrale che nel settore della comunicazione video-artistica.Laureata presso l'Accademia di Belle Arti di Roma, ha completato le sue conoscenze frequentando numerosi seminari e corsi di formazione a Roma e a Parigi dove conduce nel 2010 una ricerca foto-videografica presso l'École Nationale Supérieure des Arts Décoratifs (ENSAD) sui problemi dell'immigrazione nelle banlieues parigine. Il suo progetto "Soi même pourtant" è stato selezionato per l'esposizione nel Museo della Storia dell'Immigrazione di Parigi. Nel giugno 2011 ha esposto un suo lavoro intitolato "Identi-kit" alla 54° Esposizione Internazionale d'arte "Biennale di Venezia". Nel 2012 frequenta un simposio di "Fotografia e arte contemporanea" presso l'Université de Vincennes Saint-Denis (Paris 8) di Parigi. Ha partecipato a numerose esposizioni collettive e personali in gallerie ed istituzioni di varie città d'Italia.