Giulia Laddago

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Giulia Laddago
Che cos'è per te la fotografia?
La fotografia è il mezzo espressivo che più amo e dal quale sono costantemente affascinata. Che si racconti la "realtà", o che la si plasmi per creare qualcosa di nuovo, penso che la cosa meravigliosa della fotografia sia proprio dare la possibilità al fruitore di vedere ciò che di norma è nascosto, invisibile, che viene riportato alla luce dalla mente e dall'occhio del fotografo e infine dal mezzo fotografico.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Mi piace guardare tante e tanti tipi di fotografie tutti i giorni, soprattutto su internet ma anche sulle riviste e sui libri. Definirei il mio sguardo piuttosto eclettico, passo dalla fotografia di moda, al ritratto, al paesaggio, alla fotografia di ricerca, dai grandi autori agli emergenti, dipende dai periodi. Ultimamente per esempio osservo molto i paesaggi.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Scelgo cosa fotografare in base a quello che ho dentro. Lavoro molto su di me attraverso l'autoritratto, che considero una vera e propria terapia, come una sorta di messa in scena privata dall'effetto purificatorio. L'idea dell'identità, dello svelamento di se stessi, della vista, sono le tematiche a me più care perché vi sono legata a livello autobiografico e sociale.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Da un po' di mesi a questa parte c'è un tema che mi ossessiona, ovvero quello della vista e in particolare il "guardarsi intorno". Guardandomi intorno, ho osservato il mondo in cui vivo e molti di noi vivono e ho visto un grande formicaio. Da lì ho iniziato e continuo tuttora a fotografarlo, associando "vedute" e autoritratti.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Penso che questo lavoro funzioni bene all'interno di un'esposizione, in quanto si tratta di una ricerca concettuale abbastanza ampia, che per esempio non funzionerebbe a livello editoriale, a meno che non la si stampasse sotto forma di libro "d'autore".
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
Poiché lavoro sull'identità la mia vita influenza le mie fotografie al 100%. Le esperienze quotidiane si accumulano e arricchiscono il mio immaginario. Viceversa, il mio lavoro mi aiuta a svelare la sostanza, ciò che giace sotto la quotidianità.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
Penso che l'Italia continui a vantare numerosi talenti, come ha sempre fatto nel corso della sua storia. Sarebbe bello però dare valore a quello che abbiamo oggi, che fa fatica a venire a galla a causa dello scarso interesse per la cultura e l'arte in generale, della sovrapproduzione all'interno della quale si fa fatica a respirare, e sopratutto della poca voglia di dar voce a nuovi volti.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Vorrei riuscire a piantare le radici in qualche posto del mondo, che sia la mia città originaria o un paese all'estero... Riuscire a vivere in modo dignitoso, non perdere mai la passione per ciò che faccio e avere accanto le persone a cui voglio bene.
Galleria "Visum"
Biografia
Giulia Laddago nasce a Bari nel 1990, dove porta a termine a pieni voti gli studi di maturità classica parallelamente a lezioni di musica e di fotografia. Poco prima dei vent’anni si trasferisce a Milano, dove frequenta l’Istituto Italiano di Fotografia e lavora come assistente di studio, affiancando fotografi professionisti soprattutto nel settore della moda. Attualmente vive a Milano e frequenta il corso di laurea in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università Statale, lavora come fotografa e assistente freelance. Ritratto, paesaggio, autoritratto: le sue fotografie cercano di trasmettere intimità, emozioni, sensazioni fuori e dentro di lei. Hobby: cucinare e camminare senza una meta.