Ilaria Alessia Rutigliano

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Ilaria Alessia Rutigliano
Che cos'è per te la fotografia?
L'espressione somma del bene e della conoscenza, l'occhio è il più nobile dei sensi perché simbolo del pensiero profondo. La fotografia è un mezzo espressivo dalle molteplici forme ma mai un mezzo neutrale; non è il fine in sé, l'espressione massima della tecnica poiché, se è vero che la macchina fotografica nasce con lo sviluppo industriale, la fotografia nasce con la luce, con l'apparizione prima e assoluta dell'essere.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Sono molte più le fotografie che penso, rispetto a quelle che materialmente realizzo.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Alcune derivano dai miei studi, altre dalla mia sensibilità: in entrambi i casi preferisco l'espressione spontanea e non costruita, sia nell'uso della tecnica che nella composizione dell'immagine.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
E' nato attraverso lunghe e silenziose camminate nei boschi, come faceva Thoreau. Camminando e pensando. Poi ho letto l'opera di Maria Zambrano, "i chiari del bosco", ed ho trovato un sigillo autorevole e filosofico alla mia ricerca.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Preferisco uscire dalle pareti delle gallerie e dai circuiti ristretti per parlare attraverso le mie foto con la gente, fino alle periferie. E' fondamentale riallacciare i legami con la Terra, sono fermamente convinta che ne va della nostra esistenza ed anche sopravvivenza...
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
Direi che è stato il mio lavoro fotografico a cambiare la mia vita quotidiana, sono cambiate le prospettive e riesco a cambiarle costantemente: questo mi rende più viva e meno radicata sulle convenzioni e sulle visioni stereotipate.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
Irrigidita e poco libera nel pensiero: espressione del Paese.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Dare un piccolo contributo a che l'esistenza non spenga la luce negli occhi, come ammoniva un mio docente di filosofia ai tempi dell'Università.
Galleria "Chiari del bosco"
Attraverso luce e controluce che nel bosco filtra , con un uso ridotto dell’esposizione e nessun ricorso alla post-produzione, ho seguito il sentiero dei "Chiari del bosco" , dando l’idea che fosse la Terra stessa a narrare se stessa, semplicemente fotografando ciò che Essa fotografa ; la Natura è la prima camera oscura , alcova della luce, luce che nel mito platonico della Caverna è conoscenza dell’ Essere.
Dunque un recupero oggettivo del collegamento originario con la terra in un luogo , il bosco, che diviene simbolo dell’intreccio tra uomo e Natura , luogo in cui piccole radure di luce appaiono all’improvviso per ridare ordine all’essere, “ in unità profonda e tenebrosa, vasta come la notte ed il chiarore “ ( Baudelaire, Correspondences ).
La natura non si colloca fuori dall’uomo ma è parte dell’uomo come l’uomo è parte di questa, la natura è esterno dell’interno, interno che attraverso la luce è possibile conoscere e recuperare poichè la luce è “ a priori dell’essere umano “.
Biografia
Nata sul carso triestino, attualmente vive tra la provincia di Bari ed il carso dell'Alta Murgia. Laureata in giurisprudenza con 110 e lode con invito a proseguire gli studi con una tesi sperimentale sull'ambiente condotta con l'ausilio della sociologia visuale. Si occupa di fotografia come espressione filosofica, incentrando la sua visione fortemente sulla riappropriazione dello spazio naturale rispetto al mondo antropico attraverso una poetica delle piccole cose. Ha partecipato a diverse collettive e si è classificata prima nel concorso internazionale della Alliance Francaise - sede di Potenza con la mostra "Metiers du Monde" nel 2013.

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