Luana Rigolli

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Luana Rigolli
Che cos'è per te la fotografia?
La fotografia è un mezzo per esprimermi. Non sono mai stata tanto brava con le parole: a scuola l'italiano era la materia in cui prendevo voti peggiori, mentre in disegno avevo sempre ottimi risultati. Poi, con il tempo, ho perso la voglia di disegnare ma dentro di me è  rimasta nascosta la volontà di esprimermi con mezzi visivi. E' stato così che negli anni dell'Università ho scoperto la fotografia. Molte volte riesco a far comprendere quello che sento e quello che sono più con le foto che con le parole.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Il mio sguardo è alimentato ogni secondo da quello che vedo e da quel che scelgo di vedere. Passo del tempo su internet a studiare le opere di altri fotografi e sfoglio libri, ma penso che sia importante anche leggere di attualità e andare al cinema: il mio sguardo è l'insieme di tutte queste cose che faccio nella quotidianità.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Fino a poco tempo fa scattavo foto semplicemente a quello che aveva una certa “bellezza” secondo il mio gusto estetico. Ma da pochi mesi ho iniziato a chiedermi: come posso essere utile a questo mondo con quello che mi piace fare e che vorrei fare nei prossimi anni, cioè con la fotografia? Può apparire un obiettivo campato per aria ed un po' egocentrico, ma ho proprio pensato a questo, mi sono messa in testa che voglio rendere nel mio piccolo il mondo migliore con la fotografia. Per questo voglio raccontare storie semplici ma che meritano di essere conosciute da un pubblico più vasto, per sensibilizzare le persone sui temi “sociali”. Ho appena iniziato a realizzare lavori impostati su questo nuovo modo di vedere, ma mi auguro di continuare nei prossimi anni.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
E' da circa due anni che passo sulla strada provinciale che costeggia il piazzale in cui si allenano questi ragazzi, e ogni volta mi sono sempre chiesta: ma perché giocano a cricket proprio lì? Mi colpiva anche la struttura dell'azienda: nel suo abbandono ha qualcosa di affascinante. Nella mia mente ho sempre pensato che avrei voluto conoscere i motivi di questo particolare connubio, e così questa primavera ho preso coraggio e ho trovato una pagina su Facebook che doveva per forza appartenere alla loro squadra (“Villarotta cricket” - che poi ha dato il nome anche all'intero progetto), ho provato a mandare loro un messaggio spiegando che avrei voluto conoscerli e documentare il loro gioco. Mi hanno risposto dopo poco dicendo che erano interessati, e così è nato tutto. Da allora mi sono recata almeno una volta a settimana durante i loro allenamenti per tutta la primavera ed estate e così ecco qua il lavoro. Vorrei ringraziare tutti i ragazzi per la loro disponibilità e fiducia.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Ho esposto questo lavoro nella sezione Off al Sifest di Savignano sul Rubicone, e in alcuni webmagazine. Non nascondo il fatto che mi piacerebbe vederlo stampato su qualche rivista cartacea, ma non ne ho la pretesa. Probabilmente si potrebbe anche prestare alla pubblicazione su una fanzine, per la sua dimensione abbastanza ridotta, che invece non lo rende adatto ad un libro fotografico.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
Vivo, sento e quindi scatto quello che mi capita di osservare e sentire ogni giorno. Non cerco l'esotico o la stranezza, vedo e scatto, nella mia quotidianità.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
L'Italia ha il grande fardello della storia artistica passata, con le sue grandi opere e i grandi nomi, ma solo nel campo delle arti più “classiche” come la pittura, la scultura e la musica. Purtroppo la fotografia non è ancora considerata come un'arte, o comunque non è considerata come un'arte al pari delle altre, ed è per questo che viene un po' sottovalutata nonostante ci siano bravi fotografi.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Vorrei fare qualcosa di utile per questo mondo, renderlo migliore, nel mio piccolo o nel mio grande.
Galleria "Villarotta cricket"
Diciotto ragazzi pakistani hanno deciso di fondare una squadra di cricket in un piccolo paese dell'Emilia Romagna: Villarotta. Un nome evocativo per un paese che ha subito i danni del terremoto che ha colpito la regione nel 2012. A Villarotta abitano solo 1.300 persone, di cui 400 stranieri, 200 dei quali provengono dall'Asia, la maggior parte dal Pakistan.
Il cricket è il loro sport nazionale ed è una grande passione per milioni di persone, ma il Comune ha vietato a questi ragazzi l’utilizzo dei diversi campi comunali. La squadra non si è arresa e ha trovato un’inaspettata complicità̀ nell'anziano padrone di una ex fabbrica di compensati ormai in dismissione: oggi hanno la disponibilità̀ del piazzale per potersi allenare. Un luogo scassato e poco adatto, ma dignitoso abbastanza da organizzare tornei e manifestazioni sportive legate a questo sport. Da fare da spettatori ai loro allenamenti ci sono i vecchi macchinari e rottami dell'industria e i campi di grano circostanti.
Biografia
Vive e lavora tra Mantova e l'Emilia, classe ‘83. Scopre la passione per la fotografia durante gli anni dell’università. La formazione scientifica e gli studi in Ingegneria civile la portano a prediligere soggetti di architettura e d'interazione dell'uomo con il paesaggio.
Espone in diverse collettive e personali nel nord Italia.
Fa parte del Collettivo DieciXDieci di Gonzaga, con cui dal 2015 organizza l'omonimo Festival di Fotografia Contemporanea.
Nel 2015 è stata selezionata per partecipare alla residenza d'artista con il fotografo di Magnum Photos Harry Gruyaert, organizzata dalla Regione Piemonte in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e Leica Akademie Italy.

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