Mariagrazia Beruffi

LungoIlFiumeLi18
Mariagrazia Beruffi
Che cos'è per te la fotografia?
Sta diventando un nuovo approccio alla vita. Una cosa che parte sempre dal reale, quasi materiale. Non un concetto da riprodurre in immagini perché mi rendo conto di avere una naturale avversione alla concettualizzazione in fotografia. Per me, e sottolineo la soggettività, è qualcosa che nasce dall'istinto, dalle emozioni e sentimenti provocati da ciò che vedo.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
La mia è una fotografia fatta di incontri casuali che si tramutano spesso in una condivisione di sogni, sentimenti ed emozioni. Cerco sempre comunque di partire da un’idea poi però fatalmente destinata a cambiare perché quello che scopro è spesso imprevedibile e il progetto prende forma in corso d’opera. Durante gli scatti non penso molto perché prevale in me l'ansia di riuscire ad andare fino in fondo e magari oltre. Poi il lavoro di testa sarà tutto nella post produzione e editing finale.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Le tematiche scelgono me. Un viaggio, un incontro, la vita sotto casa o un fatto intimo, tutto il reale da cui parto si traduce poi in una visione frammentaria e quindi illusoria. Infatti, non sono attratta da curiosità antropologiche, non mi interessa il reportage descrittivo però amo tutti i generi fotografici a patto che trasmettano una visione personale dell'autore e, al contempo, siano immediatamente fruibili.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Il lavoro presentato è solo un frammento del mosaico che vorrei comporre durante alcuni viaggi in Cina dove spero di potermi recare spesso a trovare mio figlio che vive a Nanchino. E' un mondo non facile da capire per noi occidentali forti della nostra storia di rivoluzioni e democrazia, ma è grande e quasi infantile la disponibilità e la gioia con cui le persone si lasciano ritrarre da una macchina fotografica. Quindi ancora non so dove mi porterà il progetto ma il tema sarà sempre la mia percezione di quell'umanità cosi lontana.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Immagino che, a progetto finito, potrebbe diventare un libro e una mostra vista la presenza sempre più importante del popolo cinese nel mondo occidentale.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
La mia vita quotidiana, a parte alcuni impegni di famiglia, è profondamente influenzata dalla fotografia perché sento pressante il desiderio di conoscere in modo sempre più approfondito il panorama contemporaneo.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
Vedo un grande fermento di mostre, eventi, contest di ogni tipo. Credo che tutto ciò sia sempre molto positivo a qualsiasi livello perché tutto serve a uscire dal piccolo mondo del circolo fotografico locale e solo attraverso il confronto a più ampio respiro si può crescere. In questa realtà inflazionata, capire l'immagine è sempre più difficile e solo la cultura e conoscenza anche degli autori stranieri può salvare dalla banalità.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Spero di poter coltivare ancora a lungo la mia passione perché attraverso la realtà esterna scopriamo quella più intima e profonda, e quando riusciamo a condividerla e comunicarla agli altri si chiude il cerchio.
Galleria "Lungo Il Fiume Li "
Nel profondo sud della Cina tra montagne carsiche che spuntano dalla pianura come improbabili formazioni coniche scorre il fiume Li e un paesaggio incantato che i cinesi definiscono “ il migliore sotto il cielo “. Sono luoghi dove, nonostante le orde di turisti che affollano alcune zone infestate dai tour operator, si percepisce ancora il fascino di una Cina antica ed essenziale. Incontro il fiume, la montagna, i terrazzamenti di riso e persone molto distanti da noi, ma non solo dal punto di vista geografico. Nei loro occhi trovo tutta la vulnerabilità di cui sono ancora vittime. E’ il risultato di generazioni che non hanno conosciuto l’autodeterminazione e la libera scelta, ma solo sofferenza, carestia e repressione. Amo quelle persone indifese perché, nella stragrande maggioranza dei casi, quando non hanno avuto la fortuna di vivere all'estero, hanno ancora davanti tanta strada da percorrere per combattere le loro paure e sviluppare tutte le loro potenzialità.
Biografia
Di ritorno a Brescia, città natale, dopo aver vissuto 30 anni a Trieste dove ho insegnato lingue straniere e iniziato un percorso di studi grafici, ho improvvisamente scoperto la fotografia. Amore a prima vista e passione che si è da subito concretizzata in uno studio approfondito non tanto della tecnica quanto degli autori classici e contemporanei.

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