Mariangela Tripiedi

Another mother
Mariangela Tripiedi
Che cos'è per te la fotografia?
L'unico modo che ho per esserci
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Osservo quello che mi circonda fino a "spolparlo" costruisco su piccoli dettagli infinite storie, che mi racconto per immagini senza fotografarle.
Leggo molto, leggo di fotografia e mi interesso a quello che gli autori contemporanei e non, hanno fatto e stanno facendo.
Il lavoro degli altri è come leggere un libro per me, mi arricchisce allo stesso modo.
Passeggio molto in solitudine, osservando e meditando.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Scelgo tematiche con cui sento una vicinanza morale, etica o emotiva. Cerco sempre di avventurarmi in progetto dove penso di aver acquisito una certa maturità di elaborazione concettuale.
Ragionando in minima parte sulla fattibilità pratica quanto più' emotivo/cognitiva da parte mia.
Principalmente sono argomenti che hanno incuriosito il mio intelletto o la mia emotività o tematiche sociali, le quali mi stanno molto a cuore.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Another Mother è nato quando mia figlia aveva un anno e mezzo, avevo affrontato un anno turbolento sempre in bilico su tutti i miei vorrei, ero confusa e molto fragile, gli input esterni invece mi chiedevano di essere felice ed appagata, cercavano di impormi modelli educativi e culturali che non mi si confacevano. Ho iniziato a fotografare i miei stati d'animo, la mia casa incasinata, tutto ciò che dall'esterno mi si chiedeva di non provare e non far vedere, piano piano mi sono resa conto che il mio malessere era generalizzato, molte donne come me vivevano stati di solitudine e sentivano questa profonda crepa tra il loro essere madre e il modello che veniva loro presentato. Ho quindi raccolto 40 storie di maternità sincera, una maternità fatta di buio e luce, ho fotografato ogni storia e l'ho racchiusa in un dittico, per far emergere anche questa maternità che non apparirà mai sulle riviste patinate ma esiste e rinnegarla vuol dire alimentare un problema che presto diverrà sociale.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Quando ho terminato, mi è venuto in mente che avrei voluto e potuto farne un libro, inserendo le storie di queste maternità e così in questo momento Another Mother sta passando alla fase di impaginazione, verrà portato insieme alla mostra e ad un incontro sulla maternità in tutte le associazioni che lo vorranno ospitare.
Una possibilità di divulgazione e sostegno che forse ho sempre desiderato per questo lavoro.
Vorrei che se li fuori ci fosse anche una sola madre che per un instante ha perso il lume, ha pensato di mollare tutto, se per un istante guardando mamme con i capelli in ordine e sorridenti, ha pensato di essere un' incapace, un' inetta, vorrei sapesse che non è sola, che è tutto normale, che passerà, che siamo perfettamente imperfette e va bene così.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
Il mio lavoro è la mia vita quotidiana e la mia vita quotidiana è il mio lavoro, è la simbiosi di sempre, ci sono mille mondi, mille cose che aspettano di essere raccontate li fuori e qui dentro di me, fotografare non è dal mio punto di vista esclusivamente prendere la macchina fotografica e andare, a volte è semplicemente vivere dandosi tempi e diaframmi giusti per non dimenticare il momento.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
Che a parte rare eccezioni è ferma un po' per tradizione un po' perché forse non c'è la voglia di evolversi.
Opinione opinabile e spassionata.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Spero di poter continuare ad occuparmi di fotografia, di non perdere la voglia di parlarne, di vederla, di farne e di invecchiare sapientemente.
Galleria "Another Mother"
Another Mother is a silent scream and a not-so-silent one. It is for all the times a mother wants to ask for help but doesn't and for all the times someone offers their help without asking.Motherhood is painted as THE experience, the one goal women are biologically built to accomplish and thus need to master. Women are expected to be perfect, to do everything right. Failiure isn't socially accepted, and neither are negative emotions. But almost every mother feels sad at times, or overwhelmed, or exausted. Denying them the chance to express their pain only makes it grow bigger and bigger.Another mother is meant for all those mothers that suffer, that can't adjust so smoothly to their newfound role. It is a manifesto of how different being a mother can be for different womenThis is the reason why Another mother narrates 24 different stories shared from 24 brave women. Each experience is shown in one of the diptychs that compose the project.
Biografia
Nasco a Taranto 31 anni fa.
Sento per la prima volta il click di una macchina fotografica a 4 anni, ricevo in regalo la mia prima macchina fotografica di 3^ mano a 6 anni.
Per i successivi 10 anni scatto inconsapevolmente, senza alcun tipo di volontà nell'apprendere le regole fondamentali della fotografia, è per lo più un mezzo rudimentale di espressione.
A 16 anni inizio a studiare fotografia autonomamente attraverso i libri, mi trasferisco poi a Milano per l'università e inizio a frequentare corsi, workshop e master di fotografia concentrandomi sul reportage, conseguendo i relativi attestati.
Nel 2011 mi viene regalato l'obbiettivo più importante della mia vita, attraverso il quale la realtà inizia ad amplificare il suo sentire, 3,850 kg di peso e gli occhi verdi e trasparenti.
Nel 2012 apro lo studio fotografico Fullshot con Michele Furci, occupandoci di fotografia a 360 gradi. Attualmente i miei lavori sono pubblicati su LensCulture.

Un pensiero su “Mariangela Tripiedi

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>