Martina Cirese

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Martina Cirese
Che cos'è per te la fotografia?
Uno strumento di ricerca.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
La mia visione fotografica nasce dalle paure personali e dal bisogno di affrontarle. Guardarmi dentro è l’unico modo che conosco per alimentarla.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Cerco temi che interroghino me o il mondo in cui sono cresciuta. L'esigenza di un confronto e anche di un conflitto con me stessa mi guida nella scelta. C'è un legame viscerale, intimo con ogni progetto: affrontare un nuovo lavoro significa anche entrare in una parte di me che non conosco.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Ho conosciuto Asan a Parigi: da subito mi ha colpito il suo universo mentale, estremo e nascosto.
L'ho seguito e fotografato come uno specchio, un simbolo con cui confrontarmi. A partire dal mio sguardo sulla sua personalità, il progetto ha preso la forma di un’esplorazione della vita moderna e delle sue contraddizioni: la crisi d'identità individuale, l'isolamento, il vuoto di senso.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Un libro. Perché tutti possano vivere e interpretare Asankojo con una lettura personale, sempre diversa ogni volta che lo aprono.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
Il lavoro nasce dalla vita quotidiana: le esperienze personali ispirano i miei progetti.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
Penso che sia sfortunata, perché abbiamo grandi autori con piccole opportunità.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Fotografare.
Galleria "Asankojo"
Che succede quando comincia un cerchio?
Sai che il cerchio finirà. La questione è come, finirà.
La questione è, come puoi sapere come finirà?
Un fotografo trova una storia: non è come l'aveva immaginata, ma soltanto come merita di essere.
La pelle è un confine, e [quindi] un'opportunità.

Ho incontrato Asan a Parigi. Mi ha colpito il suo modo ansioso di fuggire e cercare, nascondere e svelarsi, la relazione nomade e viscerale che lo lega alle persone e agli spazi. Un vivere nevrotico, in bilico tra un'autenticità fragile e accogliente e la rappresentazione di un sé cinico e deciso. Ho cominciato a fotografarlo, sempre, in un modo istintivo e invasivo che non conoscevo. Tra Europa e Asia, ho viaggiato nei luoghi in cui è cresciuto, nelle città in cui si è perso e scoperto. L'ho seguito come una traccia, un segno, un indizio, esplorando le mie e le sue contraddizioni. Asan è una persona e un'entità, in lui vedo l'espressione del rapporto complesso che lega identità, alterità, simboli e istituzioni: una rappresentazione onirica della crisi individuale nella nostra società.
Biografia
Martina Cirese nasce a Roma nel 1988. Iscritta all'istituto di fotografia “ISFCI” di Roma tra il 2008 e il 2010, si laurea in Storia Contemporanea nel 2013. Il suo primo lavoro, sul movimento studentesco italiano, viene pubblicato su varie riviste e giornali dal 2008.
All’inizio del 2014 vince la borsa di studio nell’area Editorial di “Fabrica”, il centro di ricerca e comunicazione del Gruppo Benetton.