Simona Paleari

Simona Paleari_People who watch things happen_02_COPERTINA
Simona Paleari
Che cos'è per te la fotografia?
La fotografia è un 'rumore di fondo' che mi affianca da diversi anni e spero lo faccia ancora per molti anni a venire. E' un modo per fissare qualcosa: ricordi, storie, immagini, per farle rimanere nel tempo, ma è soprattutto un modo per indagare e conoscere.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Mi piace guardare fotografie di autori conosciuti e scoprirne di nuovi, guardare film, viaggiare molto, leggere, ascoltare musica.
Andare in un luogo nuovo è sempre il modo migliore per alimentare il mio immaginario.
Tutto può alimentare lo sguardo, anche un buon bicchiere di vino rosso, un sogno.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
E' da un po' di tempo che lavoro sul ritratto, sulla società e sulla correlazione con il paesaggio.
Le tematiche che affronto a volte sono legate a una parola, ad viaggio fatto, ad un libro o da immagini che ho in mente.
Mi interessano i temi sociali, il tessuto urbano, la relazione tra persone e territorio, le minoranze territoriali. Le tematiche dei miei lavori nascono a volte da un progetto commissionato, a volte da un interesse personale verso un tema specifico.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
“People who watch things happen” è nato da un ritratto, era il primo che facevo (per un lungo periodo ho fotografato solo paesaggi e spazi vuoti). Questo ritratto mi dava l'idea di assenza, di immobilità, di spaesamento. Da lì ho voluto continuare cercando i soggetti tra persone che conoscevo in luoghi a loro famigliari. A questi ritratti ho voluto affiancare paesaggi vuoti.
E’ una riflessione sulla situazione attuale, sull’attesa, sui cambiamenti e sui periodi di stallo che precedono questi cambiamenti. Mi piace pensare che ciascuno veda in questo lavoro qualcosa di diverso.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Un libro e una mostra. Un piccolo catalogo c’è già, realizzato da Dominus, Distretto Culturale dell'Oltrepò Mantovano per la campagna fotografica del Fondo di Architettura Razionalista.
Vedrei una mostra per vedere il lavoro nella sua coralità, a una certa distanza. Un catalogo invece è più sequenziale.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
Tutto quello che faccio tutti i giorni influenza il mio lavoro.
A partire da ciò che leggo, da ciò che cerco quotidianamente su internet, dai film che vedo al cinema, dai luoghi che visito. Se inizio un nuovo lavoro voglio sapere cosa è già stato scritto, da chi, che lavoro fotografico è già stato fatto, da chi, perché. Mi piace guardare i cataloghi cartacei di vari autori, vedere mostre d’arte contemporanea o di pittura antica. Mi piace conoscere un nuovo autore, uno scrittore, che mi dia una visione non fotografica, ma teorica. Non credo ci sia un limite tra la mia vita quotidiana e la fotografia.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
Che avrebbe bisogno di una nuova era, di una riscoperta, di nuove energie, che risente le difficoltà del momento. Ma comunque ci sono molti linguaggi, anche alcuni autori molto interessanti che continuo a seguire. Dovrebbe guardare all'esterno e cercare una dimensione internazionale.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Continuare a occuparmi di fotografia. Fare solo progetti che mi interessano
veramente. Viaggiare molto.
Galleria "People who watch things happen "
Biografia
Nasce a Monza nel 1981. Si diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano , con una tesi sul cinema di Abbas Kiarostami, e in Fotografia e ‘Tecnologie e linguaggi del progetto fotografico contemporaneo’ presso il C.F.P.R. Bauer di Milano.
Vince l’XI Edizione del Premio Fotografico Riccardo Pezza, esponendo il lavoro presso la Triennale di Milano. Partecipa a ‘Which Venice?/Quale Venezia?’ progetto fotografico a cura della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, che entra successivamente a far parte di Documentary Platform. 
Prende parte ad una campagna fotografica promossa da Dominus, distretto culturale dell’Oltrepò Mantovano, sull’Architettura Razionalista dell’Oltrepò Mantovano. Ha lavorato per IL Magazine (Sole 24 ore), Riders, Wired e Monocle, per servizi di reportage, viaggio e ritratto. Ha esposto il suo lavoro alla Triennale di Milano, alla Fondazione Bevilacqua la Masa di Venezia e al festival internazionale Cortona on the Move.
E’ fotografa freelance, vive e lavora a Milano.