Paola Fiorini

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Paola Fiorini
Che cos'è per te la fotografia?
Un mezzo. Un mezzo che nel mio percorso autodidatta ha avuto un’evoluzione. In passato la sua semplicità e immediatezza mi ha permesso di registrare tutto quello che mi coinvolgeva e sentirmi in questo modo viva, oggi è uno strumento per indagarla questa realtà che mi circonda e sono in continua ricerca di risposte.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Non sono una fotografa compulsiva, in questo senso credo che potrei essere comparata ad una animale che va in letargo. Ci sono periodi in cui la fotografia la vivo attraverso il lavoro degli altri, il web, il cinema, le mostre, l’odore di alcuni libri, e altri in cui devo passare all’azione e l’atto di fotografare diviene un’urgenza.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
I miei lavori sono sempre il frutto dell’incontro casuale del mio sguardo con qualcosa che lo attira e suscita il mio interesse, si tratta spesso di piccole storie dove la presenza dell’elemento umano è fondamentale. Non c’è mai uno studio o preparazione sulla tematica prima, ma durante. Passo molto tempo per relazionarmi con i soggetti delle storie che voglio raccontare e il tempo che intercorre tra l’attesa dell’attimo e il “click” nel mio caso è dilatato di giorni anche mesi. In quell’attimo cerco di cogliere l’essenza dei miei soggetti.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Nel mio paese esiste un negozio che vende armi, ogni Natale l’ultimo modello di doppietta è addobbato a festa con strenne, palle luccicanti e frasi tematiche bene auguranti, un’immagine che il caro Martin Parr mi invidierebbe! Un giorno entro nel negozio per chiedere il permesso al proprietario di fotografare la vetrina e rimango letteralmente stupita nel trovarci una cliente donna che chiede informazioni sul costo di una scatola di cartucce, era quello che cercavo… la foto alla vetrina non l’ho mai fatta. Questo incontro mi ha permesso di incontrare donne di varie regioni d'Italia. Ho conosciuto nonne, figlie, madri, ciascuna con una motivazione differente che spiega l'inizio di questa pratica, con loro ho macinato chilometri a piedi con la necessità di capire. Mi intriga il modo con cui queste donne si rapportano con la natura e la morte. Ho percepito che la preda per queste donne non è solo il fine e che i lunghi silenzi e l'attesa ci accomunano in modo sottilmente ambiguo.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Spero un libro.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
Non so come la influenzi, so solo che ogni lavoro è nato letteralmente dietro casa o a poche centinaia di metri da casa mia.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
Nel mondo della cultura italiana la fotografia fa la parte di Cenerentola; insomma se trova spazio lo trova in un angolo. Peccato. Ci sono giovani talenti molto bravi che qui non vengono supportati. In Italia c'è una situazione un po’ strana, a volte vedo che c'è più scambio, comunicazione e coraggio fra piccole realtà rispetto ad altre conosciute da anni che però tendono a coltivare il proprio orticello.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Non un'aspirazione ma una speranza, quella di continuare ad essere curiosa e a pormi delle domande. Se poi è la fotografia quella che mi aiuterà in questo compito, chi lo sa?
Galleria "Diana"
Biografia
Veronese di nascita autodidatta da sempre, la sua formazione passa attraverso corsi di tecnica mai terminati, scambi di idee e visioni, workshop (Elizabeth Opalenik, Stefano de Luigi, Alex Majoli, Pietro Masturzo, Guido Guidi). Predilige l'uso di fotocamere a pellicola, materia dove si sviluppa gran parte della sua ricerca e sperimentazione stilistica. Ha un'ossessione per le piccole storie, quelle sussurrate e scoperte per caso. Nel 2009 e nel 2011 si classifica prima assoluta al "Portfolio Italia - Gran Premio Epson - Kiwanis" rispettivamente con i lavori “Elisa fashion district” e “Love Camping: apologia dello stanziale”. Nel 2012 è finalista al premio Ponchielli. Espone a Bibbiena , Savignano immagini SIFEST, Fotoleggendo (Roma), RoveretoImmagini, Galleria NINAPI' Ravenna, Casa Museo Fraboni (Bologna) e presso la galleria Belvedere(MI) collettiva "FOTO D'AUTRICE" a cura di Cesare Colombo e Giovanna Calvenzi. Nel 2011 viene selezionata per il photovernisage di San Pietroburgo.