Sara Lusini

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Sara Lusini
Che cos'è per te la fotografia?
Qualche tempo fa, in un contesto formale, ho dato questa definizione alla parola fotografia: è la riproduzione di un momento, reale o artefatto che sia, la fotografia è memoria e racconto. Oggi direi che la fotografia è un pretesto per vivere tutto ciò che da essa scaturisce, è un punto d'osservazione della vista degli altri, la fotografia è comunicazione, è un medium per discorrere sui temi dell'esistenza, è un gesto estetico, è un prodotto e molte altre cose. Un amico mi ha detto che la fotografia è piatta e potrei stare anni a filosofeggiare su tale concetto, quindi non lo faccio e continuo a prenderla così com'è, senza tante domande.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Al giorno d'oggi non è difficile alimentare lo sguardo, forse c'è il problema che diventi un pò sovrappeso. Cerco avidamente tutto quello che è logoro, rotto e ammuffito, frequento mercatini e soffitte. Ho perso hard disk di foto che non ricordo nemmeno di aver mai fatto, ma non riesco a buttare via la carta. Non nego comunque che sono una figlia d'internet e passo molto tempo a davanti allo schermo del computer. Mi affascina tutto ciò che è ibrido fra vecchio e tecnologico, guardo film e ascolto le conversazioni degli altri.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Di norma sono portata a comunicare ciò che vivo direttamente sulla mia pelle; mi incuriosisce il quotidiano, il surreale e la condizione umana nella sua semplicità.
Mi appassiona la chimica che si instaura all'interno di una foto, quel misto di realtà e magia che ci trasporta tutti in un luogo altro e tento di seguire tale spirito nello svolgimento dei miei progetti.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Per il lavoro che facevo mi trovavo spesso a viaggiare fra Romania e Italia, o meglio fra la provincia rumena e quella italiana. Ogni volta che mi spostavo mi sentivo di tornare a casa. La mia casa sospesa fra due vite tanto differenti eppure con parecchio in comune. Passavo molto tempo fra attese e mezzi di trasporto. Ogni volta che mi abituavo alla gente che mi circondava era l'ora di andarsene, ogni volta che mi fermavo subito dopo ero pronta a ripartire. Fotografando in quel periodo, tutto mi parlava di sospensione, di luoghi catalogati in modo caotico nella memoria, di personaggi anonimi e familiari, di deja vu sonnolenti e di sentimenti indecisi. Ho scelto quindi di farne un progetto fotografico, per raccontare quel simpatico sentimento di stallo e confusione che spesso nella vita ci si trova a provare.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Ho già detto che mi piace la carta quindi direi un libro magari piccolo, poche copie e cucito a mano. In realtà non c'è un'unica destinazione per un progetto fotografico, ce ne sono alcune meglio di altre, ma quando si è coerenti con il messaggio trasmesso si trova più facilmente il luogo adatto a contenerlo.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
Diciamo che si intrecciano costantemente e che l'una condiziona l'altro al punto che spesso non capisco più se vivo delle situazioni per fotografarle o il contrario.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
Penso che ci siano tanti talenti in giro per il mondo, Italia compresa. La grande macchina dell'arte e della cultura invece non è in grado di sostenere tutto il bello che la circonda ma anzi si alimenta di un sistema autoreferenziale vecchio e polveroso. Non è però sempre così, ci sono molte realtà fatte di gente capace e competente che si fanno il c..., tutti i giorni mi sforzo di cercare tali contesti. Sono comunque ottimista default.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Continuare a fare quello che faccio e farlo sempre meglio.
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Biografia
Fotografa Toscana nata nel 1981 a Sansepolcro; dopo essersi laureata in Comunicazioni Internazionali ha deciso che la sua vera forma di Comunicazione Universale sarebbe stata la macchina fotografica. Nel 2007 ha conseguito un master in Fotografia presso la Laba di Firenze, e dal 2009 lavora al suo progetto La Mia Inquadratura, organizzando laboratori fotografici per bambini con l'obbiettivo di creare uno spazio dove i bambini possano parlare di loro e di ciò che li circonda. Attualmente è impegnata nella sua ultima tappa del progetto (lamiainquadratura.tumblr.com) che l'ha portata fino in Colombia, per lavorare con i bambini di Medellin.