Sara Munari

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Sara Munari
Che cos'è per te la fotografia?
La fotografia, eh, io ci vivo, per me è alzarmi dal letto, studiarla, spiegarla agli altri, farla, tornare a letto e pensarla. Una amante più che un mestiere. Sono una fotografa e docente e pago lo scotto del "tempo pieno fotografico", assorbe letteralmente ogni momento della mia vita.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Lo alimento grazie alla mia curiosità, cerco, leggo studio prima di partire per qualsiasi viaggio o di intraprendere qualsiasi progetto. Insegnando Storia e Comunicazione visiva continuo, grazie ai ragazzi, ad accrescere la quantità di autori e studiosi che hanno fatto parte e fanno parte del mondo della fotografia. Questo mi serve a tentare di seguire un percorso mio, evitando, quando possibile, di essere una brutta copia di altri.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
I progetti che seguo nascono sempre per caso e per curiosità. Mi appassiona una cosa e la approfondisco. Per esempio, pochi giorni fa ho visto una foto di due ulivi bellissimi in un campo, ho guardato dove fossero e a breve parto per la Sardegna per andarli a cercare! Poi ho cercato un'idea e cercherò di svilupparla. Quindi per curiosità, per caso e per i sentimenti che quel soggetto fa rimbalzare su di me.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Sono stata in Israele e Palestina, ho sentito forte la determinazione degli spazi entro cui la gente è obbligata a vivere. Non si può non notare, mi sono limitata a tentare di far capire le mie sensazioni sul posto, provando a non farmi coinvolgere da questioni politiche o religiose. La parte grafica mi è servita a rafforzare questi sentimenti, delimitando fortemente, a livello visivo, ogni spazio.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Non lo so, forse andrebbe proprio fatto vedere in quei posti. Anche se non ho la presunzione di credere che la mia fotografia possa far ragionare su argomenti così delicati.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
Questo lavoro mi ha fatto ragionare sulla libertà che ho. Mi hanno detto che molti dei miei lavori sono legati al concetto di "spazio". Forse è un argomento che, inconsciamente, ho molto a cuore. Lo spazio per muoverti, esprimenti, farti capire e capire, per ragionare. E' importantissimo riconoscerlo e tentare di usarlo al meglio.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
La presenza della fotografia, come campo di studio, di ricerca, di didattica, è aumentata in maniera molto forte e manifesta negli ultimi anni, segnale della ricchezza e della varietà di avvicinamenti alla materia, questo può essere però un elemento di debolezza della disciplina. Il numero di fotografi è aumentato esponenzialmente e chi si trova a fare critica o a dover scegliere un fotografo piuttosto che un altro, deve avere una preparazione molto eterogenea, che spesso non riesce a sostenere. Credo che all’aumento del numero di fotografi e fotografie, non sia corrisposto un altrettanto accrescimento culturale.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Vorrei continuare a seguire il percorso che ho intrapreso, sia come fotografa che come docente. Vorrei poter parlare fino a che ho qualcosa da dire, ma l'aspirazione più grande sarebbe quella di saper riconoscere quando è ora di smettere, è smettere sperando di aver detto abbastanza.
Galleria "Place Planner Project"
Biografia
Sara Munari nasce a Milano nel '72. Vive e lavora a Lecco. Apre, nel 2001, La Stazione Fotografica, studio e galleria per esposizioni fotografiche e corsi, nel quale svolge la sua attività di fotografa. Docente di Storia della fotografia e di Comunicazione Visiva presso Istituto Italiano di Fotografia di Milano e reportage ed editing presso Obiettivo Reporter. Espone in Italia ed Europa presso gallerie e musei d'arte contemporanea. Fa da giurata e lettrice portfolio in Premi e Festival Nazionali. Ottiene premi e riconoscimenti a livello nazionale. Vince nel 2010 il Premio Roberto del Carlo, Luccadigitalphotofest. Dal 2011 collabora con Obiettivo Reporter. Nel 2013 entra nel collettivo Synap(see). Nel 2013 il progetto "I delfini dormono con gli occhi aperti" è stato selezionato come Miglior portfolio al Festival di Fotografia Europea 2013 ed entra nella shortlist della Magnum Fundation. Nel 2013 vince nuovamente il premio Roberto del Carlo.