Silvia Noferi

Immagini 016
Silvia Noferi
Che cos'è per te la fotografia?
Il tentativo di comunicare a qualcuno quello che vedo, come lo vedo, oltre il visibile.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
È uno sguardo nostalgico. Questo mia malinconia è una spinta necessaria per realizzare la mia opera ed è un invito a difendere e recuperare il nucleo originario in ognuno di noi, che spesso tendiamo a perdere o a dimenticare. E’ uno sguardo riflessivo, lento, alimentato da spunti culturali appartenenti per lo più al cinema e alla letteratura e, talvolta, richiede allo spettatore un'attenzione particolare.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Ho dei temi cari e ricorrenti che fanno parte del mio vissuto quali: la memoria, il sogno, l'infanzia. I miei primi lavori sull'autoritratto erano modi di affrontare e rielaborare situazioni personali passate. Diciamo che i primi lavori sono serviti molto a me stessa, adesso cerco di rivolgermi all'esterno, mantenendo il mio stile ma affrontando argomenti più ampi. Scelgo le mie tematiche in base ad un'urgenza e ad un interesse che ho in quel momento rispetto ad un determinato argomento.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
E’ nato dalla necessità di esprimermi su un argomento sul quale riflettevo da tempo: quello del problematico rapporto tra l'uomo e la natura. Mi sono chiesta qual era il mio punto di vista e come poterlo condividere. Non volevo che il mio lavoro fosse di tipo documentario ed ho cercato di creare situazioni che mi permettessero di mettere in relazione un'idea di natura idilliaca appartenente al passato con l'attuale realtà del nostro paesaggio.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Credo che la destinazione dei mie lavori sia nei luoghi deputati all'arte: musei, gallerie ma anche nei luoghi della fotografia qualora se ne condividesse la ricerca. Perché è una fotografia di tipo artistico.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
La vita quotidiana e il mio lavoro si compenetrano. In ogni caso la mia vita è per me la prima forma d'arte.
Il mio lavoro l'ha influenzata dandomi la consapevolezza di questo, insegnandomi la bellezza e aiutandomi a capire meglio chi sono e quali sono le cose importanti per me.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
La tecnologia ha esteso la dimensione della nostra vita oltre il reale. Nella fotografia si è aggiunta la complessità della rappresentazione di questo cambiamento e credo non possa essere immune da contaminazioni con altre forme visuali e altre informazioni. Walter Siti afferma in un recente saggio: “la rappresentazione della realtà è efficace solo se sembra nascondere un altro stato della realtà”. Ci sono molte ricerche interessanti di giovani italiani, non penso che la fotografia Italiana stia male, è che vive tutte le difficoltà che la cultura e l’arte in generale trovano nel nostro Paese.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Quella di trovare una buona collocazione per i miei lavori, il più presto possibile.
Galleria "Sottovetro"
Biografia
Silvia Noferi vive e lavora a Firenze. Ha conseguito il diploma alla scuola di fotografia Fondazione Studio Marangoni di Firenze nel 2006. La sua ricerca artistica si concentra nei primi anni sull'autoritratto. Attualmente per i suoi lavori predilige scenari caratterizzati da atmosfere rarefatte, che rimandano ad una dimensione parallela, dove oggetti dimenticati raccontano le esperienze vissute e lo scorrere del tempo, indagando sui temi dell'identità, del sogno e della memoria. E’ stata vincitrice di premi come: Premio Celeste, Fabbrica Borroni, Milano; Arte LAguna, Arsenale di Venezia; ITS EIGHT TALENT, Pitti Award, Trieste. Con i suoi lavori ha esposto in numerose mostre nazionali e internazionali.