Simona Filippini

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Simona Filippini
Che cos'è per te la fotografia?
Mi sono interessata alla fotografia già da bambina. La fotografia ed il cinema sono le mie passioni da sempre, dopo il Liceo ho scelto di studiare fotografia nell’unica scuola presente a Roma in quegli anni, l’approccio era molto “professionale e tecnico”, ultimati gli studi ho sentito il bisogno di nutrirmi culturalmente, ho fortemente voluto l’esperienza lavorativa con il fotografo Paolo Roversi a Parigi, in quel periodo ho cercato di conoscere e scoprire quanto più possibile in una città che offriva molto. A studio con Paolo ciò che più mi interessava era la relazione con il soggetto, la scelta cromatica, l’utilizzo del grande formato. Realizzavo molti ritratti in quel periodo e non perdevo una mostra. Dopo 3 anni ho sentito il bisogno di calarmi nella realtà. Ancora oggi una delle fotografie che più mi emozionano è lo scatto realizzato da Ernst Haas a Berlino nel 1945 al rientro a Berlino dei prigionieri di guerra, è un momento che contiene la storia, il presente, il passato ed il futuro. I soldati liberati sorridono e vanno incontro al futuro, nel presente la madre cerca tra loro il figlio mostrandone un ritratto fotografico, c’è tutto in questa frazione di secondo, la tragedia della guerra, lo sguardo angosciato della madre e la porta verso il futuro. Ancora oggi la fotografia per me rappresenta principalmente questo. Un documento, una testimonianza, possibilmente una denuncia e un utilissimo strumento di conoscenza.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Sono afflitta da una curiosità visiva cronica, la vista è senz’altro il senso che mi appaga maggiormente, provo una gioia grande nel guardare.
Forse proprio perché fortemente miope, mi è sufficiente infatti levare gli occhiali o le lenti per provare il disagio profondo dell’autonomia negata, il senso della vista mi è sempre stato preziosissimo, un bene da curare e proteggere. In questo senso sono rimasta molto colpita dal progetto fotografico “Les Aveugles” di Sophie Calle nel quale lei domanda a delle perone non vedenti di descriverle la bellezza e poi realizza delle fotografie seguendo le indicazioni ricevute. E non parlo poi del lavoro di Evgen Bavcar, non vedente dall’età di 11 anni. Ho acquistato il suo libro nel 1992 a Parigi e a rivederlo non posso non domandarmi se possa esistere una fotografia slegata dal suo sguardo, dalla capacità di selezionare una porzione di realtà, fermando un istante e poi ancora di ri-selezionare tra più istanti simili.
Osservo molto e compro diversi libri all’anno ( non ho più posto!), mi nutro delle osservazioni fresche e spontanee che spesso i bambini ed i ragazzi mi fanno nel corso di un laboratorio, vado al cinema spesso ma non prediligo necessariamente i film che mi vengono consigliati perché “c’è una bella fotografia”.
Malgrado ciò ci sono molte fotografie che ho scattato avendo in mente alcuni film, il mio lavoro su Roma, per esempio, è fortemente influenzato dal film di R. Altman “Short Cuts”.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Ho fotografato i miei figli per riappropriarmi del mio tempo creativo, le monache di clausura nel 2000 per cercare di capire come si potesse, dal mio punto di vista, scegliere a 20 anni di rinunciare a tutto, nel 1993 sono andata a Palermo a fotografare gli eventi commemorativi ad un anno dalle morti di Falcone e Borsellino, perché volevo essere presente e se possibile dare un contributo. Ho fotografato l’Isola del Giglio e la Concordia nel 2012, poi le persone che lavorano su quel cantiere nel 2013, perché sono molto legata all’isola, che è il luogo della mia infanzia. Ho ideato i progetti DI LEI e Femminile, Plurale tra gli altri perché penso che ognuno oggi possa esprimersi attraverso la fotografia e che l’auto-narrazione per immagini sia uno strumento utilissimo nello studio della realtà che ci circonda.
Ho pensato al progetto “Italiani per Costituzione” utilizzando il mezzo video perché l’audio mi era necessario per dimostrare quanto i ragazzi che chiamiamo di seconda generazione siano e si sentano italiani. Continuo a fotografare i miei figli perché il tempo corre ed ho paura di dimenticare certi momenti. Cosa mi lega a tutte queste tematiche? Sono una donna e nulla che sia umano mi è estraneo!
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
Come detto nella descrizione del progetto, ho utilizzato la fotografia per sopravvivere alla mia condizione di madre costretta a casa, in ostaggio di due bambini piccoli e molto vivaci.
Bambini educati al pacifismo e alla comprensione ma che, in quanto maschi, in una fase precisa della loro crescita hanno fortissimamente dimostrato amore per le armi giocattolo.
Mi sono concentrata su una visione ironica e realistica, per nulla romantica ed edulcorata, utilizzando un apparecchio compatto con pellicola diapositiva a 100 asa e flash automatico. Era mia intenzione restituire il clima da fotografia di cronaca sul luogo del delitto.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Penso a tutte le riviste definite “femminili”e alle riviste dedicate al mondo dell’infanzia, se decidessero di guardare ai bambini occidentali con la stessa “oggettività” con cui descrivono i bambini del terzo mondo e alla maternità come ad un’ esperienza meno “romantica” e decisamente più complicata per le donne occidentali contemporanee, forse poi il lavoro potrebbe interessare anche le riviste “maschili” tanto per non dimenticare come erano da piccoli, infine potrei proporlo ad una rivista di psicologia e diventare un esempio di madre snaturata. Nella realtà, all’epoca non ho mai proposto il lavoro a nessuno, potrei farlo ora?
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
Non credo ci sia bisogno di rispondere…il quotidiano ha ispirato questo e molti altri progetti che ho realizzato. Quando portavo i bambini al parco ho stretto amicizia con molte tate che erano li con i figli delle loro datrici di lavoro, mi interessava molto parlare con loro e farmi raccontare i paesi di provenienza e la loro storia, da queste frequentazioni è nato il progetto DI LEI.
Viceversa in generale vorrei riuscire a liberarmi maggiormente dalle incombenze quotidiane e concentrarmi sui progetti fotografici, ecco ancora oggi, che i figli sono grandi, ho difficoltà a concedermi quei tempi e a far rispettare i miei spazi.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
Ci sono fotografe e fotografi bravissimi e potrei fare tanti nomi ma avrei paura di dimenticare qualcuno, persone serie e di talento che hanno ricevuto la formazione necessaria per organizzare progetti complessi molti dei quali condotti a più “occhi”, penso ai singoli e alle agenzie nate negli ultimi dieci anni, di grandissima qualità.
Vedo reportage interessanti, realizzati con cuore e sapienza e mi domando se ci sarà posto per questa qualità nelle riviste italiane e se queste ultime riprenderanno mai a pagare il giusto compenso.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
Ho in mente 2 o 3 progetti, mi serve tempo, tempo e ancora tempo.
Galleria "Boys&Guns"
Biografia
Diplomata presso l’Istituto Superiore di Fotografia di Roma, dal 1989 al 1992 lavora a Parigi come assistente del fotografo Paolo Roversi e come fotografa freelance. Ha pubblicato i suoi ritratti, reportage e testi su: Sette del Corriere della Sera, Maisons et Jardins, 20 ans, Historia, Le Nouvel Observateur, Le Jour, Telerama, Il Venerdì di Repubblica, Il Giornale di Sicilia, Le Città Nuove, L’Unità e Laterza Editore. Partecipa a numerose mostre collettive e personali in Italia e all’estero. Collabora con numerosi istituti scolastici sul territorio nazionale, organizzando laboratori e corsi di fotografia, il più recente a Napoli nel 2013 “Fotografia e Identità italiana” a cura di Manuela Fugenzi. Fonda nel 2008 l’Associazione Culturale “Camera21, fotografia contemporanea”. Cura e organizza numerose mostre per diverse edizioni di FotoGrafia - Festival Internazionale di Roma, il Festival del Mediterraneo di Lecce e, con Eva Tomei, per Obiettivo Donna, MIA Fair, ultime due edizioni di Teatri di Vetro e Castelnuovofotografia. Scrive e cura i progetti “Di Lei - donne globali raccontano”, “Femminile, Plurale” e “A Casa”, “BOX21”, “IN/OUT, ritratti sul lavoro” e cura nel 2013 la co-regia dei video “In-Visibile Scampia” con Manuela Fugenzi, “25” con Eva Tomei e “Italiani per Costituzione” con Matteo Antonelli. E’ co-fondatrice, con Eva Tomei ed Alice Incecchi, della cooperativa Camera21 per la produzione di prodotti editoriali legati alla fotografia d’autore.