Valeria Gradizzi

Bambini giocano con un bastone all'interno delle mura, Tanzania 2014
Valeria Gradizzi
Che cos'è per te la fotografia?
Per me la fotografia è un linguaggio ed un mezzo per potermi esprimere.
Parlaci del tuo sguardo e di come lo alimenti.
Spesso il mio sguardo è un sentimento di solitudine, mi piace pensarlo come uno sguardo rivolto alla realtà, senza filtri. Mi piace camminare per ore con la mia macchina fotografica e osservare le cose che mi circondano e registrarle nel mio mondo in bianco e nero.
Alimento la mia visione leggendo libri di fotografia e di letteratura e guardando film, anche Internet è per me fonte di conoscenza fotografica, grazie hai molti siti di settore ho la possibilità di conoscere nuovi autori e rivedere grandi immagini.
Come scegli le tematiche che affronti e cosa ti leghi ad esse?
Scelgo le tematiche in base al mio vissuto e alle esperienze che mi hanno segnato nella vita. Sono legata ad esse per l'emozioni che provo.
In riferimento al lavoro presentato, raccontaci come è nato e come l'hai sviluppato.
White Shadow è un lavoro nato grazie ad un'amica che conosceva molto bene il problema degli Albini in Tanzania. Ho iniziato quindi una lunga ricerca su questa drammatica situazione, alla fine raccontare questa storia è diventato per me un bisogno.
Ho passato un mese In Africa, vivendo a Stretto contatto con loro, condividendo tutti i momenti della giornata e questo mi ha permesso la realizzazione del mio reportage.
Quale potrebbe essere la destinazione ottimale per questo tuo lavoro? E perché?
Riviste di fotografia che trattano di reportage su temi sociali, mostre personali.
In che modo la tua vita quotidiana influenza il tuo lavoro e viceversa?
Il coinvolgimento è totale, non è possibile affrontare temi sociali senza rimanere parte della storia che sii racconta.
Cosa pensi della fotografia italiana contemporanea?
non esiste la fotografia italiana contemporanea. la fotografia in Italia non ha gli spazi e i mezzi per crescere.
Quali aspirazioni hai per il futuro?
L'ambizione di chi fa questo mestiere è essere ricordati tramite i propri scatti.
Galleria "White Shadow "
Le persone con albinismo, nella maggior parte dei paesi africani su cui svetta la Tanzania, sono prede nel vero senso della parola. La loro pelle è speciale, il loro corpo vale una fortuna, ed è proprio ciò la causa della loro sciagura.
Immaginiamoci un nativo africano con i propri tipici tratti somatici,
ma invece di avere la pelle nera è bianco come la talare di un Papa.
Questo essere umano per la mancanza di melanina ha inoltre i capelli biondi, quasi bianchi, e gli occhi chiari. Costui (o costei) è condannato per questa diversità a essere considerato
un individuo con poteri sovrannaturali, che possono essergli carpiti in vari modi.
Così gli africani con albinismo lottano per sopravvivere già dalla nascita.
Emarginati dalla società che non li considera africani, dal mercato del lavoro, dagli stessi familiari, sono vittime di omicidi rituali. La loro persecuzione è dovuta alla superstizione, alla credenza popolare che li vede dotati di poteri magici.
Biografia
Valeria Gradizzi nasce nel 1979 in Provincia di Verona. Diplomata all'istituto d’arte è da sempre appassionata di fotografia, nel 2001 inizia a collaborare con uno studio fotografico come assistente. Segue diversi workshop con i fotografi Giovanni Umicini, Ivo Saglietti e Christopher Anderson. Vive a Verona lavora come freelance e predilige progetti di documentazione su temi sociali. Dal 2013 full member presso Soho Photo Gallery di New York.

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